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26 gennaio 2010
RIUNIONE DEL “COMITATO SPONTANEO PER LA TUTELA DELL'AMBIENTE E DELLA SALUTE PUBBLICA” - GIOVEDÌ 28 GENNAIO 2010 ALLE ORE18:00
Giovedì 28 gennaio 2010 alle ore18:00 presso la Delegazione municipale di Sibari è stata indetta dal “Comitato spontaneo per la tutela dell'ambiente e della salute pubblica” una riunione alla quale sono stati invitati a partecipare i sindaci di Cassano Jonio,di Francavilla e di Cerchiara di Calabria nonché la CGIL comprensoriale Sibari - Pollino e l'Assessorato all'Ambiente della provincia di Cosenza, in quanto aderenti al comitato stesso, per discutere la situazione riguardante il Piano di Caratterizzazione dei siti inquinati dai depositi interrati di ferriti di zinco.
3 dicembre 2009
SIBARITIDE – FERRITI E RIFIUTI: AVVIARE LA BONIFICA DELLA PIANA DI SIBARI
Nella Sibaritide si muore di cancro molto di più che nel resto d'Italia. Le cause? Migliaia di tonnellate di ferrite di zinco stoccate illegalmente, sepolte nei terreni dalla criminalità organizzata.Rifiuti tossici gestiti dalla criminalità, e le Istituzioni locali lo sanno. Lo sa anche lo Stato. Ma è più di un decennio che non si interviene.
BASTA MORTI. VOGLIAMO LA BONIFICA DEI SITI INQUINATI. IN FRETTA!
A tale proposito il “Comitato per la tutela dell’ambiente e della salute pubblica” ha organizzato per domani 4 dicembre alle ore 17:00 presso la Sala della Delegazione municipale di Sibari, un convegno-dibattito sul tema “FERRITI E RIFIUTI: AVVIARE LA BONIFICA DELLA PIANA DI SIBARI”.
L’incontro ha il patrocinio dell’Assessorato all’Ambiente della Provincia di Cosenza. Introdurrà i lavori Giuseppe Carrozza, membro del Comitato.
Interverranno i sindaci di Cassano Allo Ionio e di Cerchiara di Calabria, l’Avv. Gianluca Gallo e il Dott. Antonio Carlomagno, il Dott. Ferdinando Aiello, Assessore all’ambiente della Provincia di Cosenza, il Dott. Silvio Greco, Assessore all’ambiente della Regione Calabria.
Coordina i lavori l’Ing. Pasquale Dramisino, membro del comitato.
Seguirà un pubblico dibattito.
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18 novembre 2009
NASCE A SIBARI UN COMITATO PER LA TUTELA DELL’AMBIENTE E DELLA SALUTE PUBBLICA
Oltre 30mila tonnellate di rifiuti tossici provenienti dalla Pertusola Sud di Crotone sono state interrate nella Sibaritide e precisamente tra Sibari e Cerchiara. Qui giacciono da oltre 14 anni le famigerate ferriti di zinco nelle contrade Tre Ponti, Prainetta, ecc, mentre di oltre 128mila tonnellate non si conosce la destinazione finale del loro viaggio conclusosi, molto probabilmente, nei fondi delle nostre strade, nei muri delle scuole, case e ospedali, nelle nostre campagne a concimare il terreno fertile della Piana di Sibari e ad arricchire le sue falde acquifere di morte.
Nel corso di questi ultimi anni sono aumentati vertiginosamente casi di eccessi di disfunzioni ormonali e riproduttive e le patologie tumorali con esiti fatali. Il cancro colpisce soprattutto gli organi dell’apparato gastro-intestinale e dell’apparato genito-urinario, ossia quelli direttamente collegati a ciò che mangiamo e beviamo.
Il sottosuolo ha subito una ingentissima concentrazione di metalli pesanti cancerogeni e comunque tossici. Ad esempio:
secondo le analisi dell’Enea, svolte nel 1999, il piombo aveva una concentrazione pari a 31915 mg/kg mentre il suo valore tollerabile è di 100 mg/kg;
lo zinco invece aveva una concentrazione di 24000 mg/kg a fronte del suo valore tollerabile di 150 mg/kg.
Inoltre sono state analizzate alcune colture i cui frutti contenevano quantità di arsenico, zinco, piombo e altre sostanze tossiche e cancerogene a dir poco preoccupanti ed intollerabili per l’organismo umano.
Sono dunque passati 14 anni da quando i siti inquinati sono stati scoperti, ma le ferriti di zinco sono ancora li ad ammorbarci.
Eppure Sibari e il suo circondario sono stati inseriti con Crotone nella lista dei siti di interesse nazionale da bonificare e ripristinare; il Governo ha stanziato 4,5 miliardi circa di euro per procedere alla rimozione delle ferriti e alla bonifica; la Regione Calabria ha indicato il comune di Cassano Allo Ionio come capofila dei comuni di Cerchiara di Calabria e di Francavilla, assegnando il compito di indire una prima gara di appalto e individuare una ditta che proceda alla caratterizzazione dei rifiuti.
Tutto però è ancora fermo, le ferriti stanno ancora lì e i teloni che sono stati stesi sui siti per la “messa in sicurezza”, sono, a distanzi di anni, visibilmente danneggiati.
Neanche le popolazioni interessate hanno reagito con determinazione contro l’indulgente atteggiamento istituzionale di chi doveva difendere l’ambiente e tutelare la salute pubblica.
Eppure i lutti incedono incontrastati e colpiscono le famiglie della nostra comunità affette da ignavia omertosa e fatalista passività.
Alla luce di tutto questo, senza volere entrare nel merito dello scarica barile fra Ministero dell’Ambiente, comune di Cassano Allo Ionio e Regione Calabria, lasciando agli organi giudiziari il compito di individuare i responsabili e responsabilità, abbiamo costituito a Sibari un Comitato civico spontaneo che abbiamo denominato “Comitato per la tutela dell’ambiente e della salute pubblica”, composto da semplici cittadini, esponenti delle associazioni, dei partiti politici e delle istituzioni, avente come unico scopo la sensibilizzazione e la mobilitazione dell’opinione pubblica, al fine di mettere sotto pressione il Governo e gli organi istituzionali periferici, i quali devono assolutamente ripristinare il diritto di cittadinanza delle nostre comunità, procedendo immediatamente e senza tentennamenti alla rimozione delle ferriti e alla bonifica dei siti interessati.
Inoltre la Regione Calabria deve dare istantaneo mandato all’ASP di Cosenza di effettuare l’indagine epidemiologica sui casi di tumore, già prevista per Crotone, anche nella Sibaritide.
Infine il Governo deve celermente avviare la ricerca delle altre 128mila tonnellate di ferrite di zinco ancora latitanti.
Renderemo noto pubblicamente nei prossimi giorni il calendario delle iniziative in itinere invitando forze politico-sociali, le associazioni, le istituzioni e la cittadinanza tutta alla mobilitazione generale della Sibaritide e dell’Alto ionio.
Sibari, 17 novembre 2009
Comitato per la tutela dell’ambiente e della salute pubblica
(Comunicato stampa)
Nel corso di questi ultimi anni sono aumentati vertiginosamente casi di eccessi di disfunzioni ormonali e riproduttive e le patologie tumorali con esiti fatali. Il cancro colpisce soprattutto gli organi dell’apparato gastro-intestinale e dell’apparato genito-urinario, ossia quelli direttamente collegati a ciò che mangiamo e beviamo.
Il sottosuolo ha subito una ingentissima concentrazione di metalli pesanti cancerogeni e comunque tossici. Ad esempio:
secondo le analisi dell’Enea, svolte nel 1999, il piombo aveva una concentrazione pari a 31915 mg/kg mentre il suo valore tollerabile è di 100 mg/kg;
lo zinco invece aveva una concentrazione di 24000 mg/kg a fronte del suo valore tollerabile di 150 mg/kg.
Inoltre sono state analizzate alcune colture i cui frutti contenevano quantità di arsenico, zinco, piombo e altre sostanze tossiche e cancerogene a dir poco preoccupanti ed intollerabili per l’organismo umano.
Sono dunque passati 14 anni da quando i siti inquinati sono stati scoperti, ma le ferriti di zinco sono ancora li ad ammorbarci.
Eppure Sibari e il suo circondario sono stati inseriti con Crotone nella lista dei siti di interesse nazionale da bonificare e ripristinare; il Governo ha stanziato 4,5 miliardi circa di euro per procedere alla rimozione delle ferriti e alla bonifica; la Regione Calabria ha indicato il comune di Cassano Allo Ionio come capofila dei comuni di Cerchiara di Calabria e di Francavilla, assegnando il compito di indire una prima gara di appalto e individuare una ditta che proceda alla caratterizzazione dei rifiuti.
Tutto però è ancora fermo, le ferriti stanno ancora lì e i teloni che sono stati stesi sui siti per la “messa in sicurezza”, sono, a distanzi di anni, visibilmente danneggiati.
Neanche le popolazioni interessate hanno reagito con determinazione contro l’indulgente atteggiamento istituzionale di chi doveva difendere l’ambiente e tutelare la salute pubblica.
Eppure i lutti incedono incontrastati e colpiscono le famiglie della nostra comunità affette da ignavia omertosa e fatalista passività.
Alla luce di tutto questo, senza volere entrare nel merito dello scarica barile fra Ministero dell’Ambiente, comune di Cassano Allo Ionio e Regione Calabria, lasciando agli organi giudiziari il compito di individuare i responsabili e responsabilità, abbiamo costituito a Sibari un Comitato civico spontaneo che abbiamo denominato “Comitato per la tutela dell’ambiente e della salute pubblica”, composto da semplici cittadini, esponenti delle associazioni, dei partiti politici e delle istituzioni, avente come unico scopo la sensibilizzazione e la mobilitazione dell’opinione pubblica, al fine di mettere sotto pressione il Governo e gli organi istituzionali periferici, i quali devono assolutamente ripristinare il diritto di cittadinanza delle nostre comunità, procedendo immediatamente e senza tentennamenti alla rimozione delle ferriti e alla bonifica dei siti interessati.
Inoltre la Regione Calabria deve dare istantaneo mandato all’ASP di Cosenza di effettuare l’indagine epidemiologica sui casi di tumore, già prevista per Crotone, anche nella Sibaritide.
Infine il Governo deve celermente avviare la ricerca delle altre 128mila tonnellate di ferrite di zinco ancora latitanti.
Renderemo noto pubblicamente nei prossimi giorni il calendario delle iniziative in itinere invitando forze politico-sociali, le associazioni, le istituzioni e la cittadinanza tutta alla mobilitazione generale della Sibaritide e dell’Alto ionio.
Sibari, 17 novembre 2009
Comitato per la tutela dell’ambiente e della salute pubblica
(Comunicato stampa)
5 novembre 2009
VOGLIAMO LA BONIFICA DEI SITI INQUINATI DA FERRITE DI ZINCO. IN FRETTA!
È una strage. Nella Sibaritide, in un pezzo della provincia di Cosenza compreso tra Sibari a Cerchiara, si muore di cancro molto di più che nel resto d'Italia, anzi molto più che nel resto d'Europa.
Le cause? Migliaia di tonnellate di ferrite di zinco stoccate illegalmente, sepolte nei terreni dalla criminalità organizzata.
È un’emergenza: quasi ogni famiglia ha perso almeno un componente colpito da tumore. E non c'è dubbio che dietro quelle morti ci siano quei rifiuti tossici.
Rifiuti tossici gestiti dalla criminalità, e le Istituzioni locali lo sanno. Lo sa anche lo Stato. Ma è più di un decennio che non si interviene.
BASTA MORTI. VOGLIAMO LA BONIFICA DEI SITI INQUINATI DA FERRITE DI ZINCO. IN FRETTA!
Inviaci una mail (sibarisos@libero.it) per comunicarci l’indirizzo del tuo sito e noi lo inseriremo nella lista dei sostenitori della causa.
25 ottobre 2009
FERRITE NELLA SIBARITIDE: L’ENNESIMA DENUNCIA DEL CIRCOLO PRC “COSMO GRANITO” DI CASSANO - SIBARI
Sono passati 14 anni circa da quando i depositi sinistri di ferrite di zinco sono stati trovati in alcuni siti delle campagne sibarite e del circondario.
Da allora, ancora oggi, 35 mila tonnellate di rifiuti altamente tossici provenienti dalla Pertusola Sud di Crotone giacciono nelle nostre terre il attesa di essere rimossi e i siti interessati bonificati, mentre oltre 127 mila tonnellate di ferrite mancano all’appello, non sono state ancora trovate.
Intanto nel corso di questi anni, “strana coincidenza”, le patologie tumorali sono aumentate vertiginosamente e con esse lutti e disperazione nelle famiglie del nostro territorio.
Quattordici anni sono passati e non è stato mosso ancora l’invito per affrontare una situazione di disastro ambientale e di emergenza per la salute pubblica nella maniera più adeguata e risolutiva possibile.
Due anni fa sono stati stanziati 2 milioni circa di euro per la rimozione di ferriti e la bonifica dei siti interessati che la Regione Calabria, che ha affidato al Comune di Cassano Ionio in quanto comune capo fila per la gestione delle operazioni necessarie a tal uopo insieme ai Comuni di Francavilla e Cerchiara.
Successivamente un intervento del Ministero dell’Ambiente del Governo Berlusconi ha interrotto le operazioni e impedito la prima gara di appalto del Comune di Cassano Ionio.
La situazione pareva essersi sbloccata, ma poche settimane fa ci siamo ritrovati punto e a capo, a causa di un nuovo interevento del su citato Ministero; ma pare che l’Aamministrazione comunale della città delle Terme fosse già al corrente della cosa sin dal febbraio scorso, e cosa grave, il Sindaco Gianluca Gallo non ha fatto nulla per informare la cittadinanza e denunciare ciò che stava accadendo nella nostra Terra.
Lo scarica barile prosegue e nella Sibaritide si continua a morire di tumore, anzi le cose peggiorano ulteriormente. Difatti DENUNCIAMO pubblicamente che i teloni stesi sopra i depositi di ferriti per la messa in sicurezza dei rispettivi siti, sono stati gravemente danneggiati, liberando le polveri micidiali alla forza del vento e della pioggia.
Cosa deve succedere ancora affinché le istituzioni a Roma, a Catanzaro, a Cosenza, a Cassano Ionio e all’Asp provinciale e regionale si decidano ad intervenire con fermezza e determinazione per liberarci dai veleni interrati illegalmente e con efferata criminalità da soggetti senza scrupoli e privi di una pur minima coscienza?
Cosa intende fare il Ministro dell’Ambiente?
Il Governo Berlusconi continuerà nella sua condotta menefreghista rispetto al nostro territorio dimenticato,oltraggiato e umiliato anche a causa di una società dormiente e rassegnata a subire supinamente l’omicidio di massa dei propri congiunti?
Il Sindaco Gallo si deciderà a tutelare il territorio da lui amministrato e la salute pubblica?
E l’Asp Regionale Provinciale?
Perché non è stata avviata ancora l’indagine epidemiologica tesa a quantificare i casi di tumore che hanno colpito i cittadini che hanno vissuto e vivono nei territori interessati?
Perché non si è ancora verificato ancora se le falde acquifere siano state contaminate?
Quando verranno fatte le ricerche per portare alla luce le ferrite sotterrate e ancora non scoperte?
Quando si metteranno d’accordo gli enti e le istituzioni per dare il via alla bonifica dei siti ed a stanziare ulteriori finanziamenti per affrontare e risolvere degnamente questa immonda situazione?
Quanti morti e sofferenze dovranno ancora piangere e patire?
La misura è colma e non si può ancora perdere del tempo prezioso.
Urgono risposte risolutive e concrete da parte dello Stato e della Magistratura.
Gli autori di questo misfatto ai danni della natura e colpevoli di strage di massa devono pagare.
Rifondazione, chiede sia fatta finalmente pulizia ambientale e giustizia.
Speriamo, nell’interesse comune, che dall’incastro fra Istituzioni Locali e Ministero scaturiscano novità confortanti e immediatamente realizzabili.
CIRCOLO PRC COSMO GRANITO
CASSANO - SIBARI
Da allora, ancora oggi, 35 mila tonnellate di rifiuti altamente tossici provenienti dalla Pertusola Sud di Crotone giacciono nelle nostre terre il attesa di essere rimossi e i siti interessati bonificati, mentre oltre 127 mila tonnellate di ferrite mancano all’appello, non sono state ancora trovate.
Intanto nel corso di questi anni, “strana coincidenza”, le patologie tumorali sono aumentate vertiginosamente e con esse lutti e disperazione nelle famiglie del nostro territorio.
Quattordici anni sono passati e non è stato mosso ancora l’invito per affrontare una situazione di disastro ambientale e di emergenza per la salute pubblica nella maniera più adeguata e risolutiva possibile.
Due anni fa sono stati stanziati 2 milioni circa di euro per la rimozione di ferriti e la bonifica dei siti interessati che la Regione Calabria, che ha affidato al Comune di Cassano Ionio in quanto comune capo fila per la gestione delle operazioni necessarie a tal uopo insieme ai Comuni di Francavilla e Cerchiara.
Successivamente un intervento del Ministero dell’Ambiente del Governo Berlusconi ha interrotto le operazioni e impedito la prima gara di appalto del Comune di Cassano Ionio.
La situazione pareva essersi sbloccata, ma poche settimane fa ci siamo ritrovati punto e a capo, a causa di un nuovo interevento del su citato Ministero; ma pare che l’Aamministrazione comunale della città delle Terme fosse già al corrente della cosa sin dal febbraio scorso, e cosa grave, il Sindaco Gianluca Gallo non ha fatto nulla per informare la cittadinanza e denunciare ciò che stava accadendo nella nostra Terra.
Lo scarica barile prosegue e nella Sibaritide si continua a morire di tumore, anzi le cose peggiorano ulteriormente. Difatti DENUNCIAMO pubblicamente che i teloni stesi sopra i depositi di ferriti per la messa in sicurezza dei rispettivi siti, sono stati gravemente danneggiati, liberando le polveri micidiali alla forza del vento e della pioggia.
Cosa deve succedere ancora affinché le istituzioni a Roma, a Catanzaro, a Cosenza, a Cassano Ionio e all’Asp provinciale e regionale si decidano ad intervenire con fermezza e determinazione per liberarci dai veleni interrati illegalmente e con efferata criminalità da soggetti senza scrupoli e privi di una pur minima coscienza?
Cosa intende fare il Ministro dell’Ambiente?
Il Governo Berlusconi continuerà nella sua condotta menefreghista rispetto al nostro territorio dimenticato,oltraggiato e umiliato anche a causa di una società dormiente e rassegnata a subire supinamente l’omicidio di massa dei propri congiunti?
Il Sindaco Gallo si deciderà a tutelare il territorio da lui amministrato e la salute pubblica?
E l’Asp Regionale Provinciale?
Perché non è stata avviata ancora l’indagine epidemiologica tesa a quantificare i casi di tumore che hanno colpito i cittadini che hanno vissuto e vivono nei territori interessati?
Perché non si è ancora verificato ancora se le falde acquifere siano state contaminate?
Quando verranno fatte le ricerche per portare alla luce le ferrite sotterrate e ancora non scoperte?
Quando si metteranno d’accordo gli enti e le istituzioni per dare il via alla bonifica dei siti ed a stanziare ulteriori finanziamenti per affrontare e risolvere degnamente questa immonda situazione?
Quanti morti e sofferenze dovranno ancora piangere e patire?
La misura è colma e non si può ancora perdere del tempo prezioso.
Urgono risposte risolutive e concrete da parte dello Stato e della Magistratura.
Gli autori di questo misfatto ai danni della natura e colpevoli di strage di massa devono pagare.
Rifondazione, chiede sia fatta finalmente pulizia ambientale e giustizia.
Speriamo, nell’interesse comune, che dall’incastro fra Istituzioni Locali e Ministero scaturiscano novità confortanti e immediatamente realizzabili.
CIRCOLO PRC COSMO GRANITO
CASSANO - SIBARI
4 aprile 2008
FERRITI DI ZINCO, LA SENTENZA NON CONVINCE
Il processo si è concluso con l’assoluzione degli imputati ma sulla nocività delle sostanze tossiche si torna a discutere. Di seguito proponiamo l'articolo di Pasquale Golia pubblicato da “La Provincia Cosentina” il 2 aprile 2008.
Le ferriti di zinco a Cassano e nella Sibaritide continuano a destare preoccupazione nella cittadinanza. Da qualche settimana il processo che ha tentato di fare luce sull’illecito stoccaggio delle sostanze tossiche nel territorio si è concluso con un esito
a sorpresa, l’assoluzione di tutti gli imputati per avvenuta prescrizione del reato. I residenti non accettano in silenzio e continuano ad invocare un intervento per rimuovere le ferriti, intervento che tarda ad arrivare da ben 13 anni. Era infatti
il 1995 quando la Guardia di Finanza scoprì sotterrati in alcuni terreni agricoli delle contrade Prainette, Tre Ponti, Pantano Rotondo e Chidichimo di Cassano allo Ionio, e di contrada Capraro a Cerchiara, bidoni pieni di liquidi tossici provenienti dall’azienda Pertusola Sud di Crotone, nota azienda calabrese di lavorazione metallurgica.
Un traffico di scorie tossiche che, secondo gli inquirenti, produceva diverse centinaia di milioni delle vecchie lire e che vedeva coinvolti funzionari e politici della Regione Calabria, ditte e proprietari terrieri compiacenti. 35mila tonnellate, si badi bene, di rifiuti tossici (ferriti di zinco) provenienti dall’azienda crotonese, ufficialmente diretti verso stabilimenti autorizzati ad un loro trattamento, ma che non giunsero mai a destinazione perché sotterrati nel sottosuolo di Cassano allo Ionio e della Sibaritide.
Dal processo davanti ai Giudici di Castrovillari sono arrivate le prime verità sulla pericolosità di queste sostanze tanto che i consulenti nominati dal Tribunale, ovvero i professori Claudio Botrè, Alessandro Alimonti e Giuseppe Campanella hanno riferito sui risultati delle loro analisi. Ebbene i tre periti dei giudici hanno accertato che alcune coltivazioni attigue ad uno dei siti, località Chidichimo, individuati e messi in sicurezza sono effettivamente contaminati.
Il piombo era pari a 0,44, ben il 180% in più rispetto al consentito. Ed il piombo
deriva dalle ferriti ed è gravemente nocivo per la salute, specie dei più piccoli. Fondati dunque i timori della popolazione locale, allarmati dall’aumento considerevole di malattie tumorali e genetiche. Ora dagli stessi residenti parte il grido disperato di portar via dal territorio queste sostanze. Ci spiega qualcuno: “Resta sempre il grave danno arrecato all’ambiente ed alla salute dei cittadini di tale area che, ora a distanza di alcuni anni, inizia a farsi evidente. Intanto, in maniera del tutto vergognosa, i rifiuti tossici restano nei terreni”.
Una triste verità purtroppo perché i 4 milioni e 500 mila euro stanziati dalla Regione Calabria per la bonifica dei siti inquinati restano ancora inutilizzati. Il tutto mentre si continua a morire sempre più frequentemente per malattie neoplastiche, preoccupante anche l’aumento di casi di malattie genetiche tra i bimbi nati.
(Fonte: La Provincia Cosentina del 2 aprile 2008 / P. Golia)
Le ferriti di zinco a Cassano e nella Sibaritide continuano a destare preoccupazione nella cittadinanza. Da qualche settimana il processo che ha tentato di fare luce sull’illecito stoccaggio delle sostanze tossiche nel territorio si è concluso con un esito
a sorpresa, l’assoluzione di tutti gli imputati per avvenuta prescrizione del reato. I residenti non accettano in silenzio e continuano ad invocare un intervento per rimuovere le ferriti, intervento che tarda ad arrivare da ben 13 anni. Era infatti
il 1995 quando la Guardia di Finanza scoprì sotterrati in alcuni terreni agricoli delle contrade Prainette, Tre Ponti, Pantano Rotondo e Chidichimo di Cassano allo Ionio, e di contrada Capraro a Cerchiara, bidoni pieni di liquidi tossici provenienti dall’azienda Pertusola Sud di Crotone, nota azienda calabrese di lavorazione metallurgica.
Un traffico di scorie tossiche che, secondo gli inquirenti, produceva diverse centinaia di milioni delle vecchie lire e che vedeva coinvolti funzionari e politici della Regione Calabria, ditte e proprietari terrieri compiacenti. 35mila tonnellate, si badi bene, di rifiuti tossici (ferriti di zinco) provenienti dall’azienda crotonese, ufficialmente diretti verso stabilimenti autorizzati ad un loro trattamento, ma che non giunsero mai a destinazione perché sotterrati nel sottosuolo di Cassano allo Ionio e della Sibaritide.
Dal processo davanti ai Giudici di Castrovillari sono arrivate le prime verità sulla pericolosità di queste sostanze tanto che i consulenti nominati dal Tribunale, ovvero i professori Claudio Botrè, Alessandro Alimonti e Giuseppe Campanella hanno riferito sui risultati delle loro analisi. Ebbene i tre periti dei giudici hanno accertato che alcune coltivazioni attigue ad uno dei siti, località Chidichimo, individuati e messi in sicurezza sono effettivamente contaminati.
Il piombo era pari a 0,44, ben il 180% in più rispetto al consentito. Ed il piombo
deriva dalle ferriti ed è gravemente nocivo per la salute, specie dei più piccoli. Fondati dunque i timori della popolazione locale, allarmati dall’aumento considerevole di malattie tumorali e genetiche. Ora dagli stessi residenti parte il grido disperato di portar via dal territorio queste sostanze. Ci spiega qualcuno: “Resta sempre il grave danno arrecato all’ambiente ed alla salute dei cittadini di tale area che, ora a distanza di alcuni anni, inizia a farsi evidente. Intanto, in maniera del tutto vergognosa, i rifiuti tossici restano nei terreni”.
Una triste verità purtroppo perché i 4 milioni e 500 mila euro stanziati dalla Regione Calabria per la bonifica dei siti inquinati restano ancora inutilizzati. Il tutto mentre si continua a morire sempre più frequentemente per malattie neoplastiche, preoccupante anche l’aumento di casi di malattie genetiche tra i bimbi nati.
(Fonte: La Provincia Cosentina del 2 aprile 2008 / P. Golia)
22 marzo 2008
QUESTIONE RIFIUTI IN CALABRIA (seconda parte) - Siti inquinati e stato della pianificazione di settore.

Proponiamo questo documento estratto dal “PROGRAMMA OPERATIVO REGIONE CALABRIA - FESR 2007-2013 (CCI N° 2007 IT 161 PO 008) adottato dalla Giunta Regionale della Calabria con Deliberazione N° 398 del 7 luglio 2007.
La bonifica dei siti inquinati rappresenta ancora una emergenza per la Calabria. Al 2002, la superficie complessiva dei siti inquinati censiti era pari a 4.038.649 mq per un volume pari a 20.264.507 mc. Sono stati censiti 696 siti dei quali 40 definiti ad alto rischio, 261 a medio rischio, 262 a rischio basso e 73 a rischio marginale. Sulla base di una classificazione per tipologia dei 696 siti censiti, di questi 240 sono discariche utilizzate solo per rifiuti urbani (tra i quali non si esclude la presenza di rifiuti urbani pericolosi), 4 sono discariche di rifiuti speciali pericolosi, 5 sono costituite da rifiuti ingombranti e 4 da inerti e materiale da costruzione. Molti dei siti classificati a rischio basso e marginale sono localizzati in alvei di torrenti o piccole fiumare, con modesti volumi di abbanco che, pur rappresentando un rischio limitato di inquinamento organico (si tratta perlopiù di inerti ingombranti, carcasse di auto, ecc), ostacolano il regolare deflusso delle acque.
Tra i siti da bonificare censiti vi sono quelli di Crotone – Cassano – Cerchiara. Il sito di Crotone è interessato da compromissione di natura socio-sanitario ed ambientale, relativa alla contaminazione da metalli pesanti (zinco, cadmio, piombo, rame e arsenico, dovuti principalmente all’attività svolta nello Stabilimento ex Pertusola Sud). Il perimetro dell’area comprende un territorio di circa 530 ettari a terra e 1452 ettari a mare (comprensivi di 132 ha di area portuale), nel quale sono incluse aree pubbliche ed aree private. In particolare, nell’area di Crotone sono incluse: tre aree industriali della ex Montedison, della ex Pertusola, e della ex Agricoltura; discariche in località Tufolo e Farina; fascia costiera prospiciente la zona industriale, compresa tra la foce del fiume Esaro a sud e quella del fiume Passovecchio a nord.
Nei comuni di Cassano allo Ionio e Cerchiara di Calabria sono, invece, incluse quattro aree inquinate da ferriti di zinco.
> Stato della Pianificazione di Settore.
Il “Piano Regionale di Bonifica e Ripristino Ambientale dei Siti Inquinati” è stato predisposto in coerenza con i criteri previsti dal Decreto Ministeriale n. 471 del 25 ottobre 1999 e recepito integralmente nel Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti, definitivamente approvato con Ordinanza Commissariale n. 1771 del 26 febbraio 2002 dal Commissario Delegato per l’Emergenza Ambientale nel territorio della Regione Calabria.
Preliminarmente alla redazione del Piano Regionale di Bonifica è stato realizzato il censimento dei siti potenzialmente contaminati ed è stata predisposta l’anagrafe dei siti da bonificare, secondo i criteri previsti dal Decreto Ministeriale n. 471/99. Per motivi di emergenza sono stati realizzati interventi di caratterizzazione, messa in sicurezza e bonifica di siti definiti ad “alto rischio” ed altri interventi su siti pericolosi indicati da organi istituzionali.
Con Decreto del Dirigente Generale n. 365 del 26 gennaio 2006, è stato approvato il bando pubblico ad evidenza europea, finalizzato alla predisposizione del “Piano di caratterizzazione, progettazione preliminare e definitiva delle bonifiche dei siti ad alto rischio”. Il 28 giugno 2006 è stato sottoscritto l’APQ “Difesa Ambientale”, che si pone come obiettivo strategico il rafforzamento delle attività già in atto e finalizzate ad interventi di disinquinamento e riqualificazione ambientale di aree inquinate.
(Fonte: “PROGRAMMA OPERATIVO REGIONE CALABRIA - FESR 2007-2013 (CCI N° 2007 IT 161 PO 008) adottato dalla Giunta Regionale della Calabria con Deliberazione N° 398 del 7 luglio 2007)
QUESTIONE RIFIUTI IN CALABRIA (prima parte) - La situazione relativa alla gestione dei rifiuti e lo stato della pianificazione di settore.

Proponiamo questo documento estratto dal “PROGRAMMA OPERATIVO REGIONE CALABRIA - FESR 2007-2013 (CCI N° 2007 IT 161 PO 008) adottato dalla Giunta Regionale della Calabria con Deliberazione N° 398 del 7 luglio 2007.
La situazione relativa alla gestione dei rifiuti in Calabria è particolarmente critica, tanto che nel settembre 1997 la Regione Calabria è stata commissariata e lo è tuttora. La situazione è resa complessa, oltre che da cronici ritardi infrastrutturali (carenza di impianti e servizi per la raccolta differenziata), dalle caratteristiche insediative e dalla configurazione territoriale.
Circa 280.000 abitanti, pari al 14% della popolazione residente, sono distribuiti in ben 225 comuni aventi dimensioni tra 400 e 2.500 abitanti. E’ importante, altresì, tener conto della stagionalità della produzione di rifiuti in Calabria, che subisce dei notevoli incrementi in estate, quando il quantitativo di rifiuti prodotti per alcuni territori si triplica, come nel caso dell’Alto Tirreno. Su base regionale, nei mesi invernali dell’anno 2005 sono state prodotte 60.000 tonnellate di rifiuti, mentre nel solo mese di agosto è stata registrata una produzione di oltre 100.000 tonnellate.
Il territorio regionale è suddiviso in cinque Ambiti Territoriali Ottimali, coincidenti con i confini amministrativi delle cinque Province, non omogenei dal punto di vista della popolazione residente. La regione, tuttavia, non è ancora dotata di una legge di settore che regoli l’organizzazione del sistema di gestione dei rifiuti, in particolare a livello degli ATO provinciali.
Il livello di rifiuti urbani pro-capite raccolti è notevolmente inferiore alla media UE e a quella nazionale, ma sostanzialmente in linea con quelli raccolti nel Mezzogiorno. La produzione di rifiuti pro-capite nell’anno 2005 è stata di 467 kg/ab per anno. La produzione totale di rifiuti urbani della regione, per l’anno 2005, è risultata pari a circa 950.000 tonnellate, di cui il 50% viene smaltita in discarica come RU tal quale, il 38% circa viene trattata negli appositi impianti di trattamento, ed il 12% circa è avviata alla Raccolta Differenziata.
E’ a causa del mancato completamento del sistema impiantistico regionale, che una quota ancora rilevante dei rifiuti urbani confluisce in discarica. La percentuale di rifiuti urbani oggetto di raccolta differenziata nel 2005 era pari al 8,6% ancora sensibilmente inferiore al valore medio nazionale (24,3%), sebbene nel 2006 sia salita al 12,49%. Negli ultimi anni sono state chiuse oltre 300 discariche, attualmente ne rimangono attive 12, delle quali 4 a servizio degli impianti e 8 in cui il rifiuto viene conferito tal quale e che si prevede progressivamente di dismettere.
Nell’anno 2004, in Calabria, si registra una produzione di rifiuti speciali pari a circa 1.163.149 tonnellate, facendo registrare una lieve flessione dell’1,3% rispetto al 2003; i rifiuti pericolosi sono pari a circa 35.000 tonnellate. La quantità di rifiuti speciali complessivamente gestita è pari a circa 878.000 tonnellate, di cui il 92,1% è costituito da rifiuti non pericolosi ed il restante 7,9% da rifiuti pericolosi. Rispetto all’anno 2003, in cui erano state gestite circa 688 mila tonnellate di rifiuti, si riscontra, quindi, un incremento del 27,7%. Del totale di rifiuti speciali gestiti, il 59,1% è stato avviato ad operazioni di
recupero ed il 40,9% ad operazioni di smaltimento. Lo smaltimento in discarica, costituito da oltre 127 mila tonnellate, è pari al 14,5% del totale dei rifiuti speciali. Il recupero di energia costituisce l’8% del totale gestito, con un quantitativo di circa 71.000 tonnellate, mentre il 30,6% dei rifiuti speciali trattati, pari a 268.000 tonnellate è avviato a recupero di materia.
> Stato della Pianificazione di Settore.
Con Ordinanza Commissariale n. 573 del 16 marzo 1999 è stato approvato il “Piano Generale della Raccolta Differenziata, recepito con alcune modifiche nel Piano di Gestione dei Rifiuti. Con Ordinanza Commissariale n. 1771 del 26 febbraio 2002, è stato approvato il Piano di Gestione dei Rifiuti, elaborato - a partire da una specifica ricognizione dei fabbisogni, delle risorse e dei progetti – in conformità con le Direttive Comunitarie 75/442, 91/689 e 94/62. Il territorio calabrese è stato suddiviso in cinque Ambiti Territoriali Ottimali, coincidenti con il territorio delle cinque province calabresi, che costituiscono unità territorialmente omogenee. Il Piano di gestione dei rifiuti ha previsto di dotare ciascun
ATO degli impianti di selezione secco umido dei RU, finalizzati alla produzione di Frazione organica Stabilizzata (FOS) e Combustibile Derivato da Rifiuti (CDR), e di valorizzazione della raccolta differenziata, finalizzati alla selezione e separazione del rifiuto da riciclare ed alla produzione di compost di qualità da destinare alle attività agricole.
Con Ordinanza Commissariale n. 2100 del 2 dicembre 2002 è stato approvato il “Piano Regionale per l’individuazione definitiva delle discariche di servizio agli impianti e per la progressiva riduzione del numero di discariche di prima categoria esistenti nel territorio della Regione Calabria”. In ottemperanza alla Direttiva 99/31/CE recepita con D. Lgs. n. 36 del 13 gennaio 2003, il Piano di Gestione dei Rifiuti è stato rimodulato per la parte riguardante la strategia per la riduzione dei rifiuti biodegradabili (RUB) da conferire in discarica, prevedendo la realizzazione di opportune filiere di trattamento, nuove metodiche di raccolta differenziata dei rifiuti e di conferimento in discarica. Nel settembre 2003 la Regione ha notificato alla Commissione Europea i Piani Provinciali di Gestione dei Rifiuti.
Con delibera di Giunta regionale n. 640 del 14 settembre 2004 è stato approvato il “Piano di Raccolta Differenziata della frazione organica”.
Dal punto di vista impiantistico, sono stati completati gli impianti di selezione secco/umido e di valorizzazione della Raccolta Differenziata di Catanzaro, Lamezia Terme, Crotone, Rossano, Gioia Tauro, Siderno e Reggio Calabria. Al fine di attuare gli interventi relativi alla Raccolta Differenziata, le Società Miste sono state dotate degli automezzi completi di attrezzature ed autotelai, delle mini-isole ecologiche e di varie attrezzature necessarie. La fornitura è stata effettuata da ditte selezionate attraverso procedure di evidenza pubblica.
Con Delibera di Giunta Regionale n. 1006 del 24 novembre 2005 è stato approvato il progetto “Puliamo la Calabria”, che prevede lo svolgimento di attività di rimozione e raccolta differenziata dei cumuli di rifiuti presenti sull’intero territorio regionale ed individuati dal “Censimento dei siti 2003 del Corpo Forestale dello Stato”. Con Decreto del Dirigente Generale Vicario n. 1775 del 6 marzo 2006 è stato approvato il bando per
interventi finalizzati allo sviluppo e alla promozione della Raccolta Differenziata, con particolare riferimento alla tipologia del servizio di porta a porta. Con Decreto del Dirigente Generale Vicario n. 1665 del 6 marzo 2006, è stato approvato il “Documento di Programmazione Regionale in materia di Informazione, Divulgazione e Educazione Ambientale”. Va comunque, evidenziata l’incomparabilità dei quantitativi di rifiuti prodotti, rispetto a quelli trattati, dal momento che i rifiuti speciali, contrariamente ai rifiuti urbani, possono essere gestiti anche al di fuori della regione in cui sono stati prodotti.
Nel dicembre 2006 il Dipartimento Politiche dell’Ambiente e il CONAI hanno sottoscritto un accordo istituzionale per incrementare la Raccolta Differenziata dei rifiuti di imballaggi, provenienti sia da utenze domestiche che non domestiche, al fine di facilitarne l’avvio al riciclo ed al recupero. Alla luce delle esperienze acquisite nella fase di attuazione degli interventi e in virtù delle nuove esigenze emerse, nonché al fine di recepire le nuove disposizioni normative comunitarie e nazionali, è in atto un processo di revisione del Piano di Gestione dei Rifiuti.
(Fonte: “PROGRAMMA OPERATIVO REGIONE CALABRIA - FESR 2007-2013 (CCI N° 2007 IT 161 PO 008) adottato dalla Giunta Regionale della Calabria con Deliberazione N° 398 del 7 luglio 2007)
20 marzo 2008
SCANDALOSO! ARTEMIDE, TUTTI ASSOLTI
Propongo integralmente l’articolo a firma di Antonio Iannicelli pubblicato sul Quotidiano di oggi.
Il processo si era aperto per far luce sui rifiuti nella Sibaritide. L’accusa era di disastro ambientale.
CASTROVILLARI – Il processo “Artemide”, procedimento penale iniziato presso il Tribunale di Castrovillari nel 1999 per far luce sull'interramento, avvenuto nella metà degli anni '90 in alcuni siti della Sibaritide di circa trentamila tonnellate di rifiuti provenienti dalla Pertusola di Crotone, si è concluso senza colpevoli. Ieri il Tribunale di Castrovillari (Annamaria Grimaldi presidente, Carmen
Ciarcia e Francesco Bruno giudici a latere), dopo più di tre ore di camera di consiglio, ha assolto Giuseppe Caporale, Paolo Francese, Massimo Monti, Dario Ordine “perché il fatto non sussiste”. Lo stesso Tribunale ha dichiarato non doversi procedere nei confronti di Alessio Bargagliotti, Luigi Rinaldo Brusco, Alessandro Ciancio, Eugenio Cicero, Michele Guerrera, Fulvio Luini, Massimo Notari
e Pompeo Orsomarso “per il reato di cui all'articolo 434, comma I del codice penale (disastro ambientale ndc) perché estinto per intervenuta prescrizione. Il collegio giudicante ha anche disposto la restituzione, agli aventi diritto, delle aree e della azienda Geo Sibari sottoposte a sequestro giudiziale. L'udienza di ieri è stata completamente dedicata alla “discussione”.
E' stato il sostituto procuratore Francesco Pellecchia a leggere la requisitoria scritta dal Pubblico Ministero, Sandro Cutrignelli. Il rappresentante dell'accusa, dopo aver analizzato a grandi linee, le fasi processuali e aver evidenziato come dalle perizie redatte sia dai consulenti della Syndal che dai periti nominati dal Tribunale non si evinceva alcun pericolo per la salute pubblica, ha concluso la sua requisitoria chiedendo al Tribunale che «previa riqualificazione dei fatti ai sensi degli articoli 256, comma I lettera B, e 257, comma 2, del Decreto Legislativo n°152 del 3 aprile 2006 (Norme in materie Ambientali), i reati dovevano essere dichiarati estinti per intervenuta prescrizione». In subordine, il pubblico ministero, Cutrignelli, chiedeva, ove i fatti venivano qualificati dal Tribunale ai sensi dell'articolo 434, I comma, del codice penale, che i reati venissero dichiarati estinti per intervenuta prescrizione. Dopo
che i difensori delle parti civili (Codacons, Regione Calabria, Provincia di Cosenza, partito dei Verdi, Legambiente e i comuni di Cassano Ionio, Cerchiara di Calabria e Francavilla Marittima) hanno depositato le loro conclusioni, sono iniziate le arringhe del nutrito e “agguerrito” collegio difensivo composto, tra gli altri, dagli avvocati Donadio, Falvo, Stella Esbardo, Santamaria, Mirigliani, Carbone, e Scaglia. Tutti gli avvocati della difesa hanno chiesto l'assoluzione dei propri assisti perché “il fatto non sussiste” o “per non aver commesso il fatto”. Il collegio giudicante (Annamaria Grimaldi presidente, Carmen Ciarcia e Francesco Bruno giudici a latere) ha assolto quattro imputati e ha dichiarato di non doversi procedere nei confronti degli altri.
(Fonte: Il Quotidiano del 20 marzo 2008 – di A. Iannicelli)
Il processo si era aperto per far luce sui rifiuti nella Sibaritide. L’accusa era di disastro ambientale.
CASTROVILLARI – Il processo “Artemide”, procedimento penale iniziato presso il Tribunale di Castrovillari nel 1999 per far luce sull'interramento, avvenuto nella metà degli anni '90 in alcuni siti della Sibaritide di circa trentamila tonnellate di rifiuti provenienti dalla Pertusola di Crotone, si è concluso senza colpevoli. Ieri il Tribunale di Castrovillari (Annamaria Grimaldi presidente, Carmen
Ciarcia e Francesco Bruno giudici a latere), dopo più di tre ore di camera di consiglio, ha assolto Giuseppe Caporale, Paolo Francese, Massimo Monti, Dario Ordine “perché il fatto non sussiste”. Lo stesso Tribunale ha dichiarato non doversi procedere nei confronti di Alessio Bargagliotti, Luigi Rinaldo Brusco, Alessandro Ciancio, Eugenio Cicero, Michele Guerrera, Fulvio Luini, Massimo Notari
e Pompeo Orsomarso “per il reato di cui all'articolo 434, comma I del codice penale (disastro ambientale ndc) perché estinto per intervenuta prescrizione. Il collegio giudicante ha anche disposto la restituzione, agli aventi diritto, delle aree e della azienda Geo Sibari sottoposte a sequestro giudiziale. L'udienza di ieri è stata completamente dedicata alla “discussione”.
E' stato il sostituto procuratore Francesco Pellecchia a leggere la requisitoria scritta dal Pubblico Ministero, Sandro Cutrignelli. Il rappresentante dell'accusa, dopo aver analizzato a grandi linee, le fasi processuali e aver evidenziato come dalle perizie redatte sia dai consulenti della Syndal che dai periti nominati dal Tribunale non si evinceva alcun pericolo per la salute pubblica, ha concluso la sua requisitoria chiedendo al Tribunale che «previa riqualificazione dei fatti ai sensi degli articoli 256, comma I lettera B, e 257, comma 2, del Decreto Legislativo n°152 del 3 aprile 2006 (Norme in materie Ambientali), i reati dovevano essere dichiarati estinti per intervenuta prescrizione». In subordine, il pubblico ministero, Cutrignelli, chiedeva, ove i fatti venivano qualificati dal Tribunale ai sensi dell'articolo 434, I comma, del codice penale, che i reati venissero dichiarati estinti per intervenuta prescrizione. Dopo
che i difensori delle parti civili (Codacons, Regione Calabria, Provincia di Cosenza, partito dei Verdi, Legambiente e i comuni di Cassano Ionio, Cerchiara di Calabria e Francavilla Marittima) hanno depositato le loro conclusioni, sono iniziate le arringhe del nutrito e “agguerrito” collegio difensivo composto, tra gli altri, dagli avvocati Donadio, Falvo, Stella Esbardo, Santamaria, Mirigliani, Carbone, e Scaglia. Tutti gli avvocati della difesa hanno chiesto l'assoluzione dei propri assisti perché “il fatto non sussiste” o “per non aver commesso il fatto”. Il collegio giudicante (Annamaria Grimaldi presidente, Carmen Ciarcia e Francesco Bruno giudici a latere) ha assolto quattro imputati e ha dichiarato di non doversi procedere nei confronti degli altri.
(Fonte: Il Quotidiano del 20 marzo 2008 – di A. Iannicelli)
19 marzo 2008
SIBARI: NASCE IL “COMITATO CONTRO LEFFERRITI DI ZINCO”
Ferriti di zinco, inquinamento ambientale della Sibaritide e bonifica del territorio: di questi temi si è discusso durante l’incontro svoltosi a Sibari l’11 marzo scorso in un appuntamento voluto dal Gruppo Regionale di Rifondazione Comunista e dai movimenti del territorio.
Al dibattito, coordinato da Tullio Schifino, Assessore all'Ambiente della Comunità montana Alto Jonio, hanno partecipato Rocco Tassone e Angelo Broccolo, rispettivamente dirigente regionale e segretario provinciale di Rifondazione Comunista, l’avvocato D’Ambrosio, che tutela le parti interessate nel giudizio in corso presso il tribunale di Castrovillari, i sindaci di Francavilla Marittima, di Cerchiara di Calabria e di Alessandria del Carretto.
Incomprensibile e ingiustificata è stata l’assenza di rappresentanti dell’Amministrazione comunale di Cassano, fatta salva la fugace presenza dell'assessore all'Ambiente Roberto Bruno che, invitato dal coordinatore dei lavori a dire la sua, sulla questione ha preferito non intervenire.
Durante il dibattito sono state evidenziate le inefficienze di chi doveva operare per risolvere la drammatica situazione ambientale in cui versa il nostro territorio in seguito allo sversamento/interramento illecito di ferrite di zinco provenienti dall’ex Pertusola Sud operante nell’area industriale di Crotone.
Le popolazioni della Sibaritide, in particolare quelle dei comuni di Cassano-Sibari, Francavilla M.ma e Cerchiara di Calabria, luoghi dove sono stati rinvenuti i giacimenti di ferrite di zinco, non hanno avuto ancora alcuna risposta precisa sulla bonifica del territorio. Non si capisce perché, sebbene l'inchiesta sia partita da oltre dieci anni, a tutto oggi nessuna bonifica né un'individuazione esatta del numero dei siti inquinati e delle quantità di ferriti di zinco sepolta nel territorio è stata prodotta dalle Autorità competenti.
Nella discussione sono emersi dati inquietanti secondo i quali in tutta la Sibaritide, e a Sibari in particolare, ci sarebbero valori dei metalli pesanti (zinco, arsenico, cadmio, rame, piombo e mercurio), di cui le ferriti si compongono, fuori dalla norma.
Gli effetti prodotti sulla salute umana sono allarmanti e i decessi per tumore hanno avuto un incremento significativo: per questa patologia, secondo il Ministero della Sanità, il dato su base nazionale è pari a 4 decessi ogni 1000 abitanti mentre nella Sibaritide si registra un valore pari al doppio, cioè 8 morti ogni 1000 abitanti!!! Ciononostante, vi sono ancora alcuni giacimenti che continuano ad essere non messi in sicurezza, la bonifica tarda a partire e un’indagine epidemiologica non è stata mai fatta.
Al dibattito è intervenuto anche il Sottosegretario all’Ambiente, Laura Marchetti, che ha manifestato tutto il suo disappunto per la mancata bonifica dei siti nonostante un finanziamento di ben 20 milioni di euro.
L’incontro si è chiuso con la nascita del “COMITATO CONTRO LE FERRITI DI ZINCO” che, oltre ad avviare azioni di sensibilizzazione sulla questione, parteciperà alle audizioni della Commissione regionale competente per difendere e tutelare i diritti dei cittadini della Sibaritide. Il comitato, composto da tutti i Sindaci del territorio interessato, ma anche da cittadini che hanno manifestato la loro volontà di aderire, è presieduto da Giuseppe Carrozza. Per aderire e/o per informazioni, il comitato è contattabile a questo indirizzo di posta elettronica: sibarisos@libero.it.
Al dibattito, coordinato da Tullio Schifino, Assessore all'Ambiente della Comunità montana Alto Jonio, hanno partecipato Rocco Tassone e Angelo Broccolo, rispettivamente dirigente regionale e segretario provinciale di Rifondazione Comunista, l’avvocato D’Ambrosio, che tutela le parti interessate nel giudizio in corso presso il tribunale di Castrovillari, i sindaci di Francavilla Marittima, di Cerchiara di Calabria e di Alessandria del Carretto.
Incomprensibile e ingiustificata è stata l’assenza di rappresentanti dell’Amministrazione comunale di Cassano, fatta salva la fugace presenza dell'assessore all'Ambiente Roberto Bruno che, invitato dal coordinatore dei lavori a dire la sua, sulla questione ha preferito non intervenire.
Durante il dibattito sono state evidenziate le inefficienze di chi doveva operare per risolvere la drammatica situazione ambientale in cui versa il nostro territorio in seguito allo sversamento/interramento illecito di ferrite di zinco provenienti dall’ex Pertusola Sud operante nell’area industriale di Crotone.
Le popolazioni della Sibaritide, in particolare quelle dei comuni di Cassano-Sibari, Francavilla M.ma e Cerchiara di Calabria, luoghi dove sono stati rinvenuti i giacimenti di ferrite di zinco, non hanno avuto ancora alcuna risposta precisa sulla bonifica del territorio. Non si capisce perché, sebbene l'inchiesta sia partita da oltre dieci anni, a tutto oggi nessuna bonifica né un'individuazione esatta del numero dei siti inquinati e delle quantità di ferriti di zinco sepolta nel territorio è stata prodotta dalle Autorità competenti.
Nella discussione sono emersi dati inquietanti secondo i quali in tutta la Sibaritide, e a Sibari in particolare, ci sarebbero valori dei metalli pesanti (zinco, arsenico, cadmio, rame, piombo e mercurio), di cui le ferriti si compongono, fuori dalla norma.
Gli effetti prodotti sulla salute umana sono allarmanti e i decessi per tumore hanno avuto un incremento significativo: per questa patologia, secondo il Ministero della Sanità, il dato su base nazionale è pari a 4 decessi ogni 1000 abitanti mentre nella Sibaritide si registra un valore pari al doppio, cioè 8 morti ogni 1000 abitanti!!! Ciononostante, vi sono ancora alcuni giacimenti che continuano ad essere non messi in sicurezza, la bonifica tarda a partire e un’indagine epidemiologica non è stata mai fatta.
Al dibattito è intervenuto anche il Sottosegretario all’Ambiente, Laura Marchetti, che ha manifestato tutto il suo disappunto per la mancata bonifica dei siti nonostante un finanziamento di ben 20 milioni di euro.
L’incontro si è chiuso con la nascita del “COMITATO CONTRO LE FERRITI DI ZINCO” che, oltre ad avviare azioni di sensibilizzazione sulla questione, parteciperà alle audizioni della Commissione regionale competente per difendere e tutelare i diritti dei cittadini della Sibaritide. Il comitato, composto da tutti i Sindaci del territorio interessato, ma anche da cittadini che hanno manifestato la loro volontà di aderire, è presieduto da Giuseppe Carrozza. Per aderire e/o per informazioni, il comitato è contattabile a questo indirizzo di posta elettronica: sibarisos@libero.it.
8 marzo 2008
11 MARZO '08 - DIBATTITO PUBBLICO SU "FERRITI DI ZINCO E INQUINAMENTO DELLA SIBARITIDE: BONIFICARE IL TERRITORIO PER RIPARTIRE CON LO SVILUPPO"
Il Gruppo Regionale di Rifondazione Comunista ha promosso per il prossimo martedì 11 Marzo a Sibari un’iniziativa sul tema dei rifiuti speciali e sullo smaltimento dei rifiuti più in generale.
Raccogliendo la disponibilità del Sottosegretario all’Ambiente, Laura Marchetti, il Gruppo Regionale di Rifondazione Comunista ha inteso affrontare una riflessione sui giacimenti di ferrite di zinco nati con lo smantellamento dell’area industriale di Crotone. Sebbene l’inchiesta della magistratura risalga a più di dieci anni fa, purtroppo ad oggi nessuna bonifica né un’individuazione esatta del numero dei siti inquinati e delle quantità di ferriti di zinco sepolta nel territorio è stata prodotta dalle Autorità competenti.
Il Gruppo Regionale insieme ai movimenti del territorio ha organizzato questo incontro per riflettere e per rilanciare un’iniziativa adeguata.
L’incontro di Sibari, unitamente a quello previsto per il 15 marzo a Rossano, tratterà aspetti di una questione fondamentale per il futuro della nostra Regione: il Piano Regionale dei Rifiuti.
Verso questa tematica i nostri rappresentanti istituzionali intendono contribuire ascoltando i soggetti interessati ed elaborando proposte alternative utili alla semplificazione e alla risoluzione del problema.
Martedì 11 Marzo 2008, ore 16:00 presso la Delegazione Municipale dl Sibari
DIBATTITO PUBBLICO
“FERRITI DI ZINCO E INQUINAMENTO DELLA SIBARITIDE: BONIFICARE IL TERRITORIO PER RIPARTIRE CON LO SVILUPPO”
Coordina: Tullio Schifino, Assessore PRC Comunità Montana Alto Jonio
Introduce: Damiano Guagliardi, Capogruppo PRC Regione Calabria
Interviene: Angelo Broccolo, Segretario Provinciale PRC Cosenza
Conclude: Laura Marchetti, Sottosegretario di Stato Ministero dell’Ambiente
Maggiori informazioni possono essere richieste contattando il Gruppo Consiliare Regionale di RIFONDAZIONE COMUNISTA, Via Cardinale Portanova, 89123 Reggio Calabria
(COMUNICATO STAMPA - Alfredo Campanella, Componente del Direttivo Provinciale di Rifondazione Comunista)
Raccogliendo la disponibilità del Sottosegretario all’Ambiente, Laura Marchetti, il Gruppo Regionale di Rifondazione Comunista ha inteso affrontare una riflessione sui giacimenti di ferrite di zinco nati con lo smantellamento dell’area industriale di Crotone. Sebbene l’inchiesta della magistratura risalga a più di dieci anni fa, purtroppo ad oggi nessuna bonifica né un’individuazione esatta del numero dei siti inquinati e delle quantità di ferriti di zinco sepolta nel territorio è stata prodotta dalle Autorità competenti.
Il Gruppo Regionale insieme ai movimenti del territorio ha organizzato questo incontro per riflettere e per rilanciare un’iniziativa adeguata.
L’incontro di Sibari, unitamente a quello previsto per il 15 marzo a Rossano, tratterà aspetti di una questione fondamentale per il futuro della nostra Regione: il Piano Regionale dei Rifiuti.
Verso questa tematica i nostri rappresentanti istituzionali intendono contribuire ascoltando i soggetti interessati ed elaborando proposte alternative utili alla semplificazione e alla risoluzione del problema.
Martedì 11 Marzo 2008, ore 16:00 presso la Delegazione Municipale dl Sibari
DIBATTITO PUBBLICO
“FERRITI DI ZINCO E INQUINAMENTO DELLA SIBARITIDE: BONIFICARE IL TERRITORIO PER RIPARTIRE CON LO SVILUPPO”
Coordina: Tullio Schifino, Assessore PRC Comunità Montana Alto Jonio
Introduce: Damiano Guagliardi, Capogruppo PRC Regione Calabria
Interviene: Angelo Broccolo, Segretario Provinciale PRC Cosenza
Conclude: Laura Marchetti, Sottosegretario di Stato Ministero dell’Ambiente
Maggiori informazioni possono essere richieste contattando il Gruppo Consiliare Regionale di RIFONDAZIONE COMUNISTA, Via Cardinale Portanova, 89123 Reggio Calabria
(COMUNICATO STAMPA - Alfredo Campanella, Componente del Direttivo Provinciale di Rifondazione Comunista)
1 novembre 2007
FERRITI DI ZINCO: LA BOMBA ECOLOGICA DELLA SIBARITIDE. UN PERICOLO PER LA SALUTE E L’INCOLUMITÀ PUBBLICA
La campagna che circonda Sibari e parte del territorio ricadente nei comuni di Francavilla Marittima e Cerchiara di Calabria è stato interessato, a partire dai primi anni '90, dal trattamento e smaltimento illegale di rifiuti tossico-nocivi, prevalentemente ferriti di zinco prodotti dalla Pertusola Sud di Crotone.
L’indagine, avviata dalla Guardia di Finanza di Trebisacce e poi condotta dalla Procura della Repubblica di Catanzaro, evidenziò LEGAMI FORTI TRA PERICOLOSI SETTORI DELLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA E PERSONAGGI DEL MONDO POLITICO REGIONALE. Due sono i procedimenti penali scaturiti a carico di numerosi imputati: uno, relativo alla CORRUZIONE DEI FUNZIONARI PUBBLICI, tuttora "giace" presso il Tribunale di Catanzaro; l'altro, relativo al reato di DISASTRO AMBIENTALE, è portato avanti (…dal 1997!?!...) dal Tribunale di Castrovillari competente territorialmente per il comprensorio della Sibaritide.
La Procura di Castrovillari ha già accertato l’AVVENUTO DISASTRO AMBIENTALE ma, ad oggi, pur avendo la prova certa e sicura del danno, un vero e proprio disastro ambientale, causato al territorio, alla natura ed ai cittadini residenti nella piana di Sibari, la bonifica dei siti inquinati individuati non è ancora iniziata e, a quanto pare, è evidente il disinteresse da parte degli enti pubblici locali, regionali e nazionali.
Intanto, nell’attesa della definitiva risoluzione del gravissimo problema della contaminazione, i reati ambientali permangono e si aggravano soprattutto nel comprensorio della Sibaritide già tragicamente inquinato. Allo stato attuale i tempi per l’accertamento della verità giudiziaria non ci danno nessuna certezza sui responsabili di tali gravi reati, mentre, nei comuni interessati dal grave fenomeno criminale, i cittadini continuano a convivere con cumuli di rifiuti tossico-nocivi (a volte incustoditi e nemmeno messi in sicurezza temporanea) e si ammalano in numero sempre maggiore di patologie gravi (… recenti studi rivelano come nelle zone interessate dall’inquinamento vi sia una crescita allarmante di tumori che non può essere ulteriormente ignorata).
Il Governo ha stanziato circa quattro milioni e mezzo di euro, per avviare i lavori di bonifica che però, a tutt’oggi, non sono ancora iniziati. Ritardi che non possono essere più tollerati. In molti ci chiediamo, vista la gravità della situazione, cosa aspettano i preposti enti pubblici locali, regionali e nazionali a mettere in campo ogni azione volta a tutelare, salvaguardare e difendere la salute e l'ambiente dei cittadini della Sibaritide …prima che i danni diventino irreparabili.
L’indagine, avviata dalla Guardia di Finanza di Trebisacce e poi condotta dalla Procura della Repubblica di Catanzaro, evidenziò LEGAMI FORTI TRA PERICOLOSI SETTORI DELLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA E PERSONAGGI DEL MONDO POLITICO REGIONALE. Due sono i procedimenti penali scaturiti a carico di numerosi imputati: uno, relativo alla CORRUZIONE DEI FUNZIONARI PUBBLICI, tuttora "giace" presso il Tribunale di Catanzaro; l'altro, relativo al reato di DISASTRO AMBIENTALE, è portato avanti (…dal 1997!?!...) dal Tribunale di Castrovillari competente territorialmente per il comprensorio della Sibaritide.
La Procura di Castrovillari ha già accertato l’AVVENUTO DISASTRO AMBIENTALE ma, ad oggi, pur avendo la prova certa e sicura del danno, un vero e proprio disastro ambientale, causato al territorio, alla natura ed ai cittadini residenti nella piana di Sibari, la bonifica dei siti inquinati individuati non è ancora iniziata e, a quanto pare, è evidente il disinteresse da parte degli enti pubblici locali, regionali e nazionali.
Intanto, nell’attesa della definitiva risoluzione del gravissimo problema della contaminazione, i reati ambientali permangono e si aggravano soprattutto nel comprensorio della Sibaritide già tragicamente inquinato. Allo stato attuale i tempi per l’accertamento della verità giudiziaria non ci danno nessuna certezza sui responsabili di tali gravi reati, mentre, nei comuni interessati dal grave fenomeno criminale, i cittadini continuano a convivere con cumuli di rifiuti tossico-nocivi (a volte incustoditi e nemmeno messi in sicurezza temporanea) e si ammalano in numero sempre maggiore di patologie gravi (… recenti studi rivelano come nelle zone interessate dall’inquinamento vi sia una crescita allarmante di tumori che non può essere ulteriormente ignorata).
Il Governo ha stanziato circa quattro milioni e mezzo di euro, per avviare i lavori di bonifica che però, a tutt’oggi, non sono ancora iniziati. Ritardi che non possono essere più tollerati. In molti ci chiediamo, vista la gravità della situazione, cosa aspettano i preposti enti pubblici locali, regionali e nazionali a mettere in campo ogni azione volta a tutelare, salvaguardare e difendere la salute e l'ambiente dei cittadini della Sibaritide …prima che i danni diventino irreparabili.
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