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Sito denuclearizzato

24 febbraio 2010

QUESTIONE ROM: LETTERA APERTA ALLA CITTÀ DI COSENZA

Camminiamo domandando, dicono da oltre vent’anni molte comunità sparse in ogni angolo del mondo, impegnate nel farsi riconoscere dalle istituzioni nel proprio diritto ad esistere e a vivere con dignità.
È quanto chiediamo anche noi, associazioni e movimenti insieme alla comunità Rom di Cosenza, in un tempo che di riconoscimento e di rispetto della dignità di persone e comunità proprio non vuol sentir parlare! E non ci riferiamo solo a Rosarno, a via Padova, a Castel Volturno, a Corigliano e altrove: ci riferiamo anche a Cosenza, dove da più parti si afferma che è ormai imminente lo sgombero dei campi Rom siti in prossimità del fiume Crati.
Recentemente, durante un’assemblea a cui hanno preso parte associazioni, movimenti e realtà sociali ne abbiamo discusso ampiamente e intendiamo partecipare quanto è emerso.
Chiediamo che la data del 1 marzo, giorno entro il quale è previsto lo sgombero dei campi, venga sospesa e che si costituisca, invece, un’assemblea permanente aperta a tutti i cittadini, le associazioni, i movimenti, l’intera società civile, al fine di elaborare, insieme ai Rom, proposte concrete per costruire ‘dal basso’ percorsi di inclusione sociale che si pongano in aperta controtendenza rispetto al diffuso clima di negazione e rifiuto dell’Altro.
In tal senso, sosteniamo che la realizzazione di un campo attrezzato rappresenti un primo passo per il riconoscimento della dignità e dei diritti di una comunità perseguitata nei secoli e, ancora oggi, discriminata. Vogliamo costituire uno spazio adeguato entro il quale sperimentare modelli virtuosi di convivenza e reciproco riconoscimento improntato a regole sociali condivise.
Ci appelliamo alle Autorità competenti, Prefetto, Presidente della Regione Calabria, Presidente della Provincia di Cosenza e Sindaco di Cosenza di fare propria, nell’immediato, la nostra richiesta di sospensione del provvedimento, come già apertamente proposto dal Vescovo di Cosenza mons. Nunnari.
Invitiamo la cittadinanza tutta e le autorità a prendere parte ad una discussione pubblica, insieme alla comunità Rom, che si terrà a Cosenza il prossimo 26 febbraio 2010.

È ora di mobilitare le coscienze!!

ASSEMBLEA CITTADINA SULLA QUESTIONE ROM
VENERDI, 26 FEBBRAIO, ORE 17.30
SALONE DI RAPPRESENTANZA
Palazzo dei Bruzi


Caritas Diocesana Cosenza; Comunità ROM di Cosenza; Circolo culturale Popilia; Sentiero Nonviolento; Commissione Nazionale Immigrazione PRC‐SE; Stella Cometa; Centro Informa Immigrati; Radio Ciroma; Ass. Fata Morgana; Ass. donne ecologiste; Comitato beni comuni Cosenza; F.O.R.A.; Ass. La Kasbah; Officine Babilonia; Ass. Baobab; Mo.CI ong; Ass. San Pancrazio; Bruzia Soccorsi; Coordinamento provinciale Cosenza di Sinistra ecologia e libertà; Ass. Verde Binario; Comunità Latino America; CoESsenza; CGIL Camera del Lavoro di Cosenza; MoVI Regionale Calabria.

26 gennaio 2010

RIUNIONE DEL “COMITATO SPONTANEO PER LA TUTELA DELL'AMBIENTE E DELLA SALUTE PUBBLICA” - GIOVEDÌ 28 GENNAIO 2010 ALLE ORE18:00

Giovedì 28 gennaio 2010 alle ore18:00 presso la Delegazione municipale di Sibari è stata indetta dal “Comitato spontaneo per la tutela dell'ambiente e della salute pubblica” una riunione alla quale sono stati invitati a partecipare i sindaci di Cassano Jonio,di Francavilla e di Cerchiara di Calabria nonché la CGIL comprensoriale Sibari - Pollino e l'Assessorato all'Ambiente della provincia di Cosenza, in quanto aderenti al comitato stesso, per discutere la situazione riguardante il Piano di Caratterizzazione dei siti inquinati dai depositi interrati di ferriti di zinco.

24 gennaio 2010

27 GENNAIO: GIORNO DELLA MEMORIA

Mercoledì prossimo ricorre il "Giorno della Memoria", la commemorazione istituita solo nel 2000 dal nostro Parlamento per “non dimenticare” la Shoah, cioè lo sterminio di oltre sei milioni di ebrei compiuto dai nazisti e dai fascisti. L'Olocausto, certamente una delle pagine più tristi del novecento, vorrei ricordarlo con le parole di Primo Levi, uno dei pochi sopravvissuti alle persecuzioni naziste.
Leggi SE QUESTO E' UN UOMO

21 gennaio 2010

QUESTIONE IMMIGRATI: SCHIAVI DA RACCOLTA

Proponiamo il bel reportage a firma di Ailvio Messinetti da Corigliano uscito sul Il Manifesto del 19 gennaio 2010 (a pagina 15), che ci è stato segnalato dallìamico Giovanni. .

SCHIAVI DA RACCOLTA
La piana di Sibari è terra di clementine. Le raccolgono i migranti stagionali, sono tre volte di più che a Rosarno. Sopravvivono tra 'ndrine, paghe da fame e un'amministrazione di ultra-destra
La repressione continua. A neanche dieci giorni dalla diaspora degli africani di Rosarno, un'altra brutta pagina di crudeltà e intolleranza viene scritta in Calabria, un tempo terra di accoglienza e di emigrazione, e che, ormai, ha smarrito ineluttabilmente il senso della propria storia.
Benvenuti a Corigliano, il paese delle clementine. È nella pianura di Sibari, infatti, che nasce e si sviluppa questo frutto assai simile al mandarino ma caratterizzato dall'assenza di semi. La pianta è suscettibile agli sbalzi di temperatura. E si ha una sola raccolta annuale, tra novembre e gennaio. Sembra che i primi ibridi di clementine siano stati ottenuti in Algeria agli inizi del novecento. Secondo alcune fonti l'incrocio sarebbe stato fatto casualmente, intorno al 1930, da un certo padre Clement Rodier del Convento di Missegin, nei pressi di Orano.
Sta di fatto che il legame tra questo frutto e le popolazioni del mediterraneo è rimasto intatto negli anni. Anche perché a occuparsi della raccolta sono migliaia di africani, maghrebini e subsahariani in prevalenza, che ogni inverno giungono nella piana per lavorare nei campi. La situazione è drammatica e somiglia maledettamente a quella di Rosarno. Nella sibaritide c'è infatti una concentrazione di immigrati «per tre volte superiore a quella di Rosarno e la situazione è davvero esplosiva dal momento che i migranti vivono in condizioni di estremo degrado in cui sfruttamento e lavoro nero sono le pratiche quotidiane prevalenti» avverte il presidente della Commissione regionale per l'emersione Benedetto Di Iacovo, impegnato in una ricognizione a largo raggio sul fenomeno del sommerso. Dopo i fatti di Rosarno, Di Iacovo sta mettendo a punto un apposito «Piano emersione» che si concretizzerà con la stipula di un patto per la legalità e il contrasto al sommerso con le forze sociali e istituzionali preposte. Secondo uno studio dell'Associazione Torre del Cupo, organizzazione dedita al fenomeno dei migranti che operano nella Piana di Sibari, si stima che siano oltre 12mila i migranti che vivono in queste terre a ridosso dello Ionio, la maggior parte dei quali «invisibili», cioè manodopera stagionale non censita e irregolare.
Immigrati di diversa nazionalità, schiavizzati come i migranti di Rosarno, si accampano nelle tendopoli vicino al Porto oppure in rifugi di fortuna magari ammassati in edifici fatiscenti che somigliano a topaie. A quelli più fortunati, si fa per dire, capita di essere ospitati in case di villeggiatura sfitte d'inverno, da Schiavonea a Sibari, passando per Rossano, lungo i venti chilometri di costa battuti da questi «schiavi delle clementine».
La destra locale, da pochi mesi insediatasi a capo di questo paesone di 40mila abitanti, cavalca il malessere e il vento xenofobo che soffia in Italia. A partire dalla sindachessa Pasqualina Straface, Pdl, che come già riportato dal manifesto, ha emanato il mese scorso un'ordinanza anti immigrati, tesa a impedire l'affitto di case agli stranieri e, soprattutto, a monitorare la presenza di migranti nel territorio coriglianese in quanto d'ora in poi chi vorrà spostare la residenza a Corigliano o prendere casa in affitto dovrà renderne conto al Comune. E mentre è ancora calda la ferita di Rosarno, la sindachessa non ci ha pensato due volte e domenica scorsa, nottetempo, ha sgomberato due baraccopoli. Demoliti casolari e accampamenti, là dove soggiornavano 40 immigrati. «Occorre ripristinare la legalità» ha commentato Straface. Ora in un territorio dove le 'ndrine, quella dei Forastefano su tutte, spadroneggiano, parlare di legalità da «ristabilire attraverso il pugno di ferro contro i migranti» suona un po' grottesco. In una zona dove, a detta del sociologo ed esperto di criminalità organizzata Pino Arlacchi, il mercato del lavoro è completamente in mano alle cosche e la mafia dell'Alto Ionio cosentino svolge le funzioni di ufficio di collocamento e distribuisce posti di lavoro che si trasformano in vitalizi perenni. A cui, ovviamente, si aggiunge il traffico di manodopera migrante, vessata e schiavizzata, in nero, senza contributi versati, senza pensione, né medico e per pochi soldi. E quando arriva la stagione agrumicola, che peraltro coincide con quella olivicola, il fabbisogno di manodopera aumenta in modo considerevole tanto che il numero di stagionali arriva a superare, appunto, le 12 mila unità. Metà di essi sono invisibili, non registrati: 6mila braccianti che vagano come fantasmi in questi gironi danteschi dello sfruttamento e del sommerso.
Ovunque vi siano agrumeti nella pianura calabrese, il copione è lo stesso di Rosarno. Presenza massiccia di braccia, anche femminili in questo caso, condizioni igieniche zero, dignità umana annullata, poco cibo ma tanta fatica. Sfruttati e umiliati per pochi euro al giorno a cui va aggiunto il pizzo da pagare al caporale di turno. All'alba di ogni giorno, infatti, i furgoni dei caporali fanno il giro della sibaritide per prelevare il popolo invisibile. A Schiavonea, borgo marinaro di Corigliano, nello spazio antistante la chiesa e nei pressi del Quadrato «Compagna» e a Sibari nel piazzale della stazione e nei pressi dei residence di Marina. Per poi essere scaricati nei campi dove, fino al tramonto, sono impegnati nella raccolta dei frutti simbolo dello sviluppo di queste aree.
Come a Rosarno, anche qui tutti sanno ma nessuno interviene. E nessuno vigila. Tutto scorre come se nulla fosse. Le associazioni di volontariato fanno ciò che possono in un'area dove regna sovrana l'indifferenza e la complicità omertosa. Meglio tacere allora, per non spezzare il fragile filo della convivenza civile. Che di civile non ha niente.
Benvenuti a Corigliano, il paese delle clementine, e di Gennaro «Ringhio» Gattuso, il calciatore della Nazionale, quello che vota Lega perché dice: «Non se ne può più».

Fonte: di Silvio Messinetti - Il Manifesto del 19 gennaio 2010