Tutela dell’ambiente e della salute umana, qualità della vita e diritti dei cittadini di Sibari: questi sono i temi trattati in questo blog. Le notizie e tutto il materiale pubblicato possono essere utilizzate da chiunque ne abbia la necessità, ovviamente con l'obbligo di citarne la fonte. Lo spazio è aperto al contributo di tutti i visitatori che hanno qualcosa da raccontare o semplicemente da segnalare (...scrivici...).
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Sito denuclearizzato

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5 giugno 2011

REFERENDUM 12 E 13 GIUGNO 2011: QUATTRO SÌ PER CAMBIARE L’ITALIA

Il 12 e 13 giugno 2011 siamo chiamati ad esprimere il nostro voto su 4 quesiti referendari:
Quesito n. 1 - Re¬ferendum acqua pubblica: abrogazione affidamento servizio ad operatori privati
Quesito n. 2 - Referendum acqua pubblica: abroga¬zione calcolo tariffa secondo logiche di “mercato”
Quesito n. 3 - Referendum energia nucleare
Quesito n. 4 - Referendum legittimo impedimento

Quattro sì per cambiare l’Italia!

È importante, il 12–13 giugno, raggiungere il quorum di 25 milioni di votanti ai Referendum e scegliere il SI a tutti i quesiti.
È un voto che può porre alcuni limiti a un modello di sviluppo insoste¬nibile, che ignora i costi ambientali, sociali e i beni co¬muni, e a un potere politico che calpesta giustizia e democrazia.
Un successo dei SI al Referendum costringerebbe la politica, sia del governo che dell’opposizione, a fare i conti con la volontà dei cittadini.

12 luglio 2010

IL CASTELLO È DEL POPOLO SANLORENZANO - LETTERA APERTA A MISTER GIBSON

Caro Mister Gibson, le volevo rendere noto che la stragrande maggioranza della comunità di San Lorenzo del Vallo è contraria alla vendita del castello. Nessun fatto personale. Il castello non deve essere venduto né a lei né a nessun altro.
La scelta di vendere il castello è una proposta unilaterale del sindaco Luciano Marranghello, quale conseguenza del suo fallimento politico, economico, culturale, sociale e direi anche personale. Ha indebitato il Comune ed ora, quale rivalsa economica e politica, cerca lo “scoop” con la vendita del castello. Il sindaco Marranghello ha già venduto il campo sportivo, il mattatoio ed i terreni comunali, ha sperperato il danaro pubblico con feste e festicciole, ha denunciato i cittadini (perdendo tutti i processi), ha rimosso e riammesso dipendenti e funzionari comunali, ha ridotto le strade del Comune come un colabrodo (vi sono buche che vi entra dentro anche un bambino), ha distrutto la cultura (non ha riaperto la biblioteca, ha sgomberato la sede dell’Associazione “Il Castello”, ecc.), vuole impiantare un inceneritore nella zona agricola di Fedula (Frazione di San Lorenzo del Vallo).
Mister Gibson lei deve sapere che il Castello di San Lorenzo del Vallo non ha alcun giardino. È vero che è situato in una zona paesaggistica, tra il Monte Pollino, il Mar Jonio, il Mar Tirreno e la Piana di Sibari ma è altrettanto vero che il nostro territorio è quotidianamente bombardato da: ferriti di zinco seppelliti sottoterra (Cassano Jonio, Cerchiara di Calabria), navi dei veleni (Mar Tirreno), elettromagnetismo (15 antenne solo nel circondario di San Lorenzo del Vallo), polveri che cadono dal cielo provenienti dal sansificio di Tarsia, diossina disseminata dappertutto causata da un incendio in una fabbrica di gomme, discariche abusive e spazzatura varia. L’antenna per telefonia mobile ubicata al cimitero, in particolare, per molti anni ha fatto saltare la meccanica degli spremitoi elettrici (altro che fare colazione con il latte appena munto dalle vacche).
Caro Mister Gibson, i movimenti sociali e culturali di cui mi onoro di essere stato il coordinatore, hanno portato avanti lotte e battaglie per valorizzare il Castello e per rivendicare che lo stesso non deve essere venduto a nessuna condizione. Il Castello rappresenta la nostra storia, le nostre radici. I potenti del tempo (1600-1700), gli Alarcon-Mendoza-Della Valle che utilizzarono il Castello per la loro residenza, ebbero comportamenti da despota. Pensi Mister Gibson che se un cittadino di San Lorenzo si permetteva di tagliare la legna nella proprietà dei potenti veniva arrestato e rinchiuso nelle prigioni ricavate al pianterreno del Castello. Il rilascio del prigioniero avveniva solo se la propria moglie si concedeva al potente di turno. Oggi qualcuno ha recepito i loro insegnamenti e attraverso metodologie e tematiche diverse, si comporta allo stesso modo.
Il Castello deve essere valorizzato in funzione della riscoperta culturale e sociale della libertà quale luogo di dibattito, spazio di discussione e aggregazione sociale. Dunque, il Castello è del popolo e del popolo deve rimanere ad ogni costo.
Caro Mister Gibson qui siamo tutti arrabbiati; infatti, in paese si dice che si sta preparando una manifestazione di protesta che dovrà coinvolgere tutta la gente della Calabria poiché il Bene Culturale in questione è stato dichiarato Monumento Nazionale e quindi è interesse di tutti che il Castello resti di proprietà pubblica e non privata.
Ecco Mister Gibson ora che sa la verità potrà scegliere se venire ad abitare a San Lorenzo del Vallo o restare in America.
Vincenzo Giordano
(già Coordinatore del “Comitato Civico pro Castello” e
Presidente dell’Associazione di Promozione Sociale “Il Castello”).
N. B.: ho comunicato questa lettera via e-mail all'attore Mel Gibson presso la sua casa produttrice di Beverly Hills.

25 maggio 2010

LA CENTRALE A CARBONE DELL'ENEL - CARBONIZZATI: ROSSANO COME AUSCHWITZ

L’Enel vorrebbe trasformare tutta la piana di Rossano in un enorme buco nero. Nero di carbone e di polveri sottili che entrerebbero ovunque e decimerebbero una popolazione già stremata e fatta fuori, giorno dopo giorno, dall’elettromagnetismo indotto dai cavi elettrici che partono dalla sua centrale ed attraversano a bassa quota interi quartieri. Quartieri come la contrada Petraro, o quella di Spina Santa o quella di Piragineti. Contrade popolose che fanno da cintura al centro di Rossano e che da decenni stanno subendo una decimazione per tumori di ogni specie. L’Enel ora vuole di più. Vuole trasformare la centrale elettrica alimentata ad olio combustibile e gas naturale in centrale a carbone. Una centrale che con le sue due lunghe ed inquietanti ciminiere è diventata il simbolo di Rossano.
Continua a leggere su www.scirocco.blog.tiscali.it

3 aprile 2010

AL VIA IL REFERENDUM NAZIONALE PER L'ACQUA PUBBLICA

Venerdì 9 aprile ore 18:00 - C.S.O.A. “A.Cartella”, via Quarnaro I, Gallico, Reggio Calabria
Sabato 10 aprile ore 17:30 presso Caffé Letterario "Il Galeone", Spezzano Albanese, Cosenza
NO all’acqua privata
SÌ al diritto all’acqua per tutti
Doppio appuntamento calabrese per Corrado Oddi del Forum Nazionale

A partire dal mese di aprile, il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua lancia una nuova sfida ai padroni dell’acqua: una grande campagna di raccolta firme per la promozione di tre referendum abrogativi delle norme che hanno privatizzato l’acqua.
È necessario che anche in Calabria, come nel resto d’Italia, si crei un fronte ampio per contrastare le politiche di privatizzazione e per costruire una radicata e diffusa campagna referendaria: per questo invitiamo tutto il popolo dell’acqua, dalle associazioni dei consumatori alle associazioni ambientaliste, dal mondo cattolico e religioso ai movimenti sociali, dal mondo sindacale alle forze politiche, tutte e tutti a sostenere questa nuova battaglia.
Per illustrare i quesiti referendari e per promuovere la nascita di comitati territoriali il Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri” ha organizzato un doppio appuntamento cui parteciperà Corrado Oddi del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua.

Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri"

13 marzo 2010

SI AI PANNELLI SUI TETTI MA NON PERTUTTI

Pubblichiamo la nota inviataci da un nostro lettore sul progetto presentato dalla minoranza di Montegiordano in consiglio comunale, il quale è stato bocciato senza motivazioni valide.

Avere uno stipendio, un conto in banca con l’accredito, un garante, avere la possibilità di anticipare qualche migliaia di euro, accollarsi economicamente rischi connessi a simili operazioni…
Questi, in sintesi, per il Sindaco di Montegiordano e la sua maggioranza, i presupposti per affacciarsi a ciò che forse appare un futuro fantastico, alle energie alternative, nel particolare, al foto-voltaico. Il Sindaco e i suoi consiglieri mostrano di essere favorevoli al foto-voltaico, ma solo per chi ha la possibilità di indebitarsi o di investire capitali propri, può giovare di una possibilità di risparmio.
Di conseguenza arriva puntuale la solenne bocciatura da parte della maggioranza, in seno al consiglio comunale di Montegiordano, tenutosi il giorno 9 del mese di marzo, della proposta di adesione al progetto “100 Tetti Sotto il Sole”. La minoranza, incredula, ribadisce l’indiscutibile risultato della realizzazione di esso:l’azzeramento dei costi sulla bolletta Enel sfruttando l’accumulo di energia solare sui tetti delle proprie abitazioni.
La possibilità, garantita a tutta la popolazione, agevolerebbe soprattutto le fasce più deboli, chi non ha la possibilità di contrarre un prestito, chi non ha un lavoro stabile, i pensionati, i disoccupati, le famiglie monoreddito.
Questa mancanza di assoluta sensibilità da parte di una maggioranza che si definisce di sinistra e poi nega una ormai diffusa opportunità per le famiglie più disagiate, più povere, più deboli, lascia i consiglieri di minoranza, completamente meravigliati. Si pensi che dal progetto reso reale ne deriverebbe davvero un importante risparmio economico, in media di circa 900 euro l’anno, che per le famiglie significherebbe maggiore reddito.
Dunque per il sindaco di Montegiordano e per la sua maggioranza, tutto è attuabile solo se il cittadino, inteso quindi come un privato, avrebbe la possibilità di acquistare autonomamente i pannelli foto-voltaici, altrimenti, nel caso contrario, pazienza… che continuino a pagare l’energia elettrica!
Alla faccia della solidarietà e delle pure ideologie di sinistra.
Il capo gruppo di minoranza ricorda che il progetto prevedeva, in sintesi, l’azzeramento del costo energetico della bolletta senza alcuna spesa da parte del cittadino, poiché l’investimento, che comprendeva l’installazione chiavi in mano dell’impianto foto-voltaico con tutti gli oneri ed accessori compreso la stipula di una polizza di assicurazione contro l’incendio ed il furto, veniva fatto interamente dalla ditta installatrice dell’impianto la quale veniva ripagata dal contributo del GSE.
Questo avrebbe permesso, soprattutto alle famiglie più deboli, un notevole risparmio economico in quanto, il consumo energetico rispetto al reddito prodotto da una famiglia che vive con circa 1.000 euro al mese, incide circa il 10%.
Il Sindaco, indubbiamente, sa che a Montegiordano ci sono tante famiglie che vivono con un reddito al di sotto della soglia presa a campione. Approvare il progetto avrebbe sicuramente aiutato queste famiglie.
La nota positiva, che fa ben sperare per il futuro, arriva a sorpresa dai banchi della maggioranza, quando, dopo l’intervento del capogruppo di minoranza Introcaso che ha invano speso le ultime parole verso una maggioranza completamente sorda e disinteressata alla valida finalità del progetto, prende la parola il consigliere di maggioranza capo gruppo del partito socialista, la Dott.ssa Carmela Maradei.
Il suo intervento è stato ben articolato e soprattutto onesto ed obiettivo.
Ha spiegato chiaramente che il progetto presentato dalla minoranza va a favore dei cittadini di Montegiordano che non potrebbero permettersi di acquistare un impianto fotovoltaico, ribadendo che questa è una grande opportunità a tutto vantaggio delle famiglie più deboli.
Successivamente, rivolgendosi verso i colleghi di rifondazione comunista, partito che da sempre interpreta il ruolo di paladino e protettore delle classi più disagiate, e che in questa fase ha dimostrato con i fatti l’esatto contrario, chiede meravigliata la motivazione che ha indotto gli stessi alla bocciatura di un progetto che ricalca le impronte della loro stessa fede politica.
Ogni risposta tentata non ha fatto emergere idee o ideali coerenti con la condotta di certe iniziative.
Noi del gruppo di minoranza cogliamo l’occasione per ringraziare la dott.ssa Maradei per la sua sensibilità e attenta valutazione oggettiva della proposta, perché ha saputo mettere da parte l’aspetto della faziosità politica per scegliere in piena libertà di agire per il bene di Montegiordano.
Per il gruppo di minoranza questa non è assolutamente una battaglia persa. Ci riteniamo intanto vicini alle famiglie che purtroppo a causa di questa bocciatura del progetto ‘100 Tetti Sotto il Sole’, non potranno usufruire dei benefici economici sopra descritti, sicuramente a breve si prevede una manifestazione sull’eco-sostenibilità di carattere prima informativo e poi di protesta contro questa maggioranza che vuol essere tutt’altro che collaborativa e fattiva.

10 marzo 2010

SOLO SILENZIO PER L’EMERGENZA AMBIENTALE… L’EMERGENZA DI VITA E DI MORTE. - LETTERA DE "I RAGAZZI DELL'ANTENNA"

La lettera de “I Ragazzi dell’antenna” inviata al Sindaco di Cassano Allo Jonio, ai componenti del Consiglio comunale, al Direttore generale ASL di Rossano , al sostituto Procuratore del Tribunale di Castrovillari e ai vertici delle forze dell’ordine
del territorio sibarita.

Tutto è buono uscendo dalle mani di Dio e tutto è degenere nelle mani dell’uomo. Ci dovete scusare se continuiamo ad essere ripetitivi ed impulsivi ma certi pensieri non li possiamo sopprimere. Ognuno di voi merita rispetto e stima, siete stati eletti dal popolo e crediamo che una risposta il popolo la merita, anche se nei nostri confronti sono stati usati metodi “HITLERIANI”.
Sindaco, avv. Gianiuca Gallo primo Cittadino della continuità, che cosa fermò la sua mano in tutti questi anni, gradiremmo una risposta, da lei in persona, ma dal momento che continua ad ignorarci la risposta ce la diamo da soli, “L’INCERTEZZA”.
Il risultato di questa incertezza è il silenzio ed il silenzio a sua volta coltiva l’illegalità che ormai, detto con estremo rammarico, si è impossessata di questa terra.
Sindaco, qui mancano i soldati per la linea dura, ci sono solo generali che danno ordini e spettatori che guardano, in poche parole ci comportiamo come coloro che dicono: “armiamoci e partite”. Ormai sembra di vivere in una società masochista dove ci si gode del silenzio e dell’illegalità, noi abbiamo provato a sfondare questo muro ma abbiamo trovato solo intralci sulla nostra strada.
In questa terra servono misure severe, capacità per farle adottare e rispettare, è stata fatta la corsa dei cento metri ma nessuno ha raggiunto il traguardo, ci siamo perduti per strada e divisi al primo ostacolo, non si ha avuto il coraggio di intervenire con azione tagliente, mirata, c’erano tutti i presupposti per giungere alla meta ed invece non ci sarà mai la caduta del muro morale, anche la società civile, le varie istituzioni, il mondo della scuola quale atteggiamento hanno usato in merito alla nostra lotta cioè la battaglia contro l’antenna di telefonia di via Plutarco a Sibari installata a pochi passi della scuola dell’obbligo, alle trentamila tonnellate di ferrite di zinco che giacciono nella piana da oltre quindici anni, alle lastre di amianto che dormono sui tetti, le loro particelle disperse nell’aria sono mortali, ai fili dell’alta tensione che attraversano il centro abitato, si fa finta di non ascoltare; qui si muore di patologie tumorali per malattie incurabili, questi mali aumentano giorno dopo giorno, provocando una catastrofe umana, molte famiglie ne sono terrorizzate, si chiudono nel proprio dolore e pregano per la salvezza, evitiamo altri genocidi, già questa terra soffre, siamo un popolo che sta sparendo giorno dopo giorno in silenzio, zittiti dalla violenza, spezzando le ali ad un futuro migliore.
In questo paese si continua a far finta di non capire oppure si capisce e non si vuole intervenire, tutti questi silenzi distruggono i sogni dei popoli, i sorrisi delle prossime generazioni, il silenzio ci vuole tappare la bocca, l’illegalità ci fa paura, povera terra nostra! Nel terzo millennio sì deve ancora combattere per la libertà, per la tutela della legalità, parole spontanee che dovrebbero prevalere e farci felici.
Tutta questa quiete sul caso antenna di via Plutarco a Sibari ci fa pensare ad un tradimento, in tutti questi anni non abbiamo commosso nessuno, in questa battaglia di tutela non ha creduto nessuno, ma forse qualcuno si è commosso anche se non può parlare perché non ha il dono della parola, ci si riferisce all’antenna stessa, imposta a stare lì sulle nostre teste; ma se potesse parlare direbbe sicuramente la verità.
Siamo classificati come paese “civile” ma cos’è la civiltà se mancano il diritto di tutela della salute, il diritto alla legalità, non si può trascurare o non si può far finta di dimenticare ciò che stiamo rivendicando da oltre sei anni, ognuno di noi chi più chi meno deve essere responsabile delle proprie azioni.
Ci piacerebbe pensare che le lancette dell’orologio possano tornare indietro nel tempo, per tornare al passato e poter far eseguire le ordinanze di smantellamento dell’impianto citato perché a nostro parere quell’impianto, se funzionante, potrebbe essere considerato un’arma letale che potrebbe impossessarsi della nostra vita, privarci della nostra libertà.
Vogliamo ripetere per l’ennesima volta che non siamo contro nessuno né tanto meno contro la tecnologia, ma questo nessuno e questa tecnologia che tanto amiamo non devono essere contro di noi. Crediamo di essere stati scrupolosi nel precisare che il male è meglio prevenirlo che curano.
Ci troviamo in una morsa di una crisi rivoluzionaria, continuando per questo sentiero incanalato questa terra non godrà mai della libertà che sogniamo, dei diritti che rivendichiamo. Vogliamo ricordare che noi non perderemo mai la fiducia nella giustizia e negli uomini che l’amministrano. Speriamo che il nostro sogno sia anche il loro sogno, un sogno che vede principe la legalità.
Invitiamo, perciò, i consiglieri di Sibari, Leone, Trevino, Clausi, ad aiutarci ad ottenere una risposta su queste problematiche, afferrando, stringendo e sostenendo la nostra causa che è di carattere collettivo e riguarda tutta la nostra comunità da molto vicino.
L’altro giorno avviandoci verso la scuola, commentando sul caso antenna, una ragazza intervenne dicendo:” Nella nostra terra non ci sarà mai una spinta decisiva, un cambiamento radicale, la politica pensa solo ai suoi affari, ci sono questioni importanti che non vengono mai fronteggiate, di cui non si parla più, per cui figuriamoci se ci si può preoccupare di un’antenna o magari delle ferriti di zinco, ma quale fastidio vi recano? Lasciate stare, ormai, non vi ascolta più nessuno. Siamo diventati solo un popolo di sognatori, ma facciamo solo sogni che ci vengono negati poiché qui vincono i poteri forti, l’illegalità, meglio starsene zitti, ho aderito alla vostra battaglia e sarò sempre dalla vostra parte e soprattutto d’accordo con le vostre idee”.
Abbiamo applaudito, dopo aver ascoltato queste parole, l’abbiamo ringraziata per il suo prezioso sostegno ed incoraggiamento le abbiamo ribadito che la nostra dignità non la venderemo mai a nessuno e che continueremo a lottare camminando a testa alta e rivendicando i nostri e i tuoi diritti.
Sindaco, se non sbagliamo, lei come primo cittadino ha pieni poteri per far eseguire qualsiasi ordinanza, qualsiasi provvedimento, il suo potere è al di sopra di ogni organo nel territorio che amministra in special modo quando si dovrebbe garantire la tutela dei cittadini e risolvere problemi ambientali ma a quanto pare lei queste misure le sorvola ha lasciato che il silenzio prendesse il sopravvento tentando di far passare questi casi difficili in secondo piano.
Assessore all’ambiente, sono sei anni che è seduto su quella stessa poltrona, non si scomodi stia tranquillo abbiamo pensato a candidarla per il premio della felicità per i tanti problemi che ha risolto in onore all’ambiente a alla tutela, non possiamo dimenticare quello che ha fatto per noi e per tutta la comunità, grazie dott.Bruno, se sarà vincitore lo ritireremo noi il premio e glielo consegneremo di persona, stia tranquillo e comodo, si goda la felicità.
Presidente del consiglio, dottoressa Garofalo, carnevale è finito, il tempo degli scherzi si è concluso, qui c’è uno stato di emergenza, ci sono ricordi che non si possono cancellare facilmente, rompiamo questo silenzio; si ricordi che c’è sempre il nostro progetto che aspetta di essere portato in consiglio per essere discusso e approvato, se si è dimenticata le ricordiamo per l’ennesima volta di cosa parliamo, stia calma e ci ascolti” i piani dove collocare questi ripetitori e i loro trasferimenti nei siti prescelti e nei tempi dovuti dalla legge”.
Non si dimentichi che non può far finta di non capire, passi direttamente alle cose concrete.
Anche i partiti dell’opposizione non possono far finta di non ascoltarci, anche voi siete consapevoli di cosa parliamo da sei anni, si aspetta un vostro sostegno e che si discuta il caso antenna, non è un problema da sottovalutare e nemmeno personale è un problema che interessa tutta la comunità, si aspetta una vostra risposta concreta e definitiva.
Nel caso in cui qualcuno si sentisse offeso siamo pronti al confronto non potete zittirci, non si possono fare esperimenti sulle nostre vite, smettiamola con questo silenzio qui c’è un’emergenza ambientale un’emergenza di vita e di morte. Certi valori non si possono mettere a tacere. Tutti insieme fermiamo questi vagoni ferroviari, carichi di vite umane, che ci stanno portando nei campi di sterminio.

Sibari 8 marzo 2010
LA PORTAVOCE DEI RAGAZZI DELL’ANTENNA

24 febbraio 2010

QUESTIONE ROM: LETTERA APERTA ALLA CITTÀ DI COSENZA

Camminiamo domandando, dicono da oltre vent’anni molte comunità sparse in ogni angolo del mondo, impegnate nel farsi riconoscere dalle istituzioni nel proprio diritto ad esistere e a vivere con dignità.
È quanto chiediamo anche noi, associazioni e movimenti insieme alla comunità Rom di Cosenza, in un tempo che di riconoscimento e di rispetto della dignità di persone e comunità proprio non vuol sentir parlare! E non ci riferiamo solo a Rosarno, a via Padova, a Castel Volturno, a Corigliano e altrove: ci riferiamo anche a Cosenza, dove da più parti si afferma che è ormai imminente lo sgombero dei campi Rom siti in prossimità del fiume Crati.
Recentemente, durante un’assemblea a cui hanno preso parte associazioni, movimenti e realtà sociali ne abbiamo discusso ampiamente e intendiamo partecipare quanto è emerso.
Chiediamo che la data del 1 marzo, giorno entro il quale è previsto lo sgombero dei campi, venga sospesa e che si costituisca, invece, un’assemblea permanente aperta a tutti i cittadini, le associazioni, i movimenti, l’intera società civile, al fine di elaborare, insieme ai Rom, proposte concrete per costruire ‘dal basso’ percorsi di inclusione sociale che si pongano in aperta controtendenza rispetto al diffuso clima di negazione e rifiuto dell’Altro.
In tal senso, sosteniamo che la realizzazione di un campo attrezzato rappresenti un primo passo per il riconoscimento della dignità e dei diritti di una comunità perseguitata nei secoli e, ancora oggi, discriminata. Vogliamo costituire uno spazio adeguato entro il quale sperimentare modelli virtuosi di convivenza e reciproco riconoscimento improntato a regole sociali condivise.
Ci appelliamo alle Autorità competenti, Prefetto, Presidente della Regione Calabria, Presidente della Provincia di Cosenza e Sindaco di Cosenza di fare propria, nell’immediato, la nostra richiesta di sospensione del provvedimento, come già apertamente proposto dal Vescovo di Cosenza mons. Nunnari.
Invitiamo la cittadinanza tutta e le autorità a prendere parte ad una discussione pubblica, insieme alla comunità Rom, che si terrà a Cosenza il prossimo 26 febbraio 2010.

È ora di mobilitare le coscienze!!

ASSEMBLEA CITTADINA SULLA QUESTIONE ROM
VENERDI, 26 FEBBRAIO, ORE 17.30
SALONE DI RAPPRESENTANZA
Palazzo dei Bruzi


Caritas Diocesana Cosenza; Comunità ROM di Cosenza; Circolo culturale Popilia; Sentiero Nonviolento; Commissione Nazionale Immigrazione PRC‐SE; Stella Cometa; Centro Informa Immigrati; Radio Ciroma; Ass. Fata Morgana; Ass. donne ecologiste; Comitato beni comuni Cosenza; F.O.R.A.; Ass. La Kasbah; Officine Babilonia; Ass. Baobab; Mo.CI ong; Ass. San Pancrazio; Bruzia Soccorsi; Coordinamento provinciale Cosenza di Sinistra ecologia e libertà; Ass. Verde Binario; Comunità Latino America; CoESsenza; CGIL Camera del Lavoro di Cosenza; MoVI Regionale Calabria.

26 gennaio 2010

RIUNIONE DEL “COMITATO SPONTANEO PER LA TUTELA DELL'AMBIENTE E DELLA SALUTE PUBBLICA” - GIOVEDÌ 28 GENNAIO 2010 ALLE ORE18:00

Giovedì 28 gennaio 2010 alle ore18:00 presso la Delegazione municipale di Sibari è stata indetta dal “Comitato spontaneo per la tutela dell'ambiente e della salute pubblica” una riunione alla quale sono stati invitati a partecipare i sindaci di Cassano Jonio,di Francavilla e di Cerchiara di Calabria nonché la CGIL comprensoriale Sibari - Pollino e l'Assessorato all'Ambiente della provincia di Cosenza, in quanto aderenti al comitato stesso, per discutere la situazione riguardante il Piano di Caratterizzazione dei siti inquinati dai depositi interrati di ferriti di zinco.

24 gennaio 2010

27 GENNAIO: GIORNO DELLA MEMORIA

Mercoledì prossimo ricorre il "Giorno della Memoria", la commemorazione istituita solo nel 2000 dal nostro Parlamento per “non dimenticare” la Shoah, cioè lo sterminio di oltre sei milioni di ebrei compiuto dai nazisti e dai fascisti. L'Olocausto, certamente una delle pagine più tristi del novecento, vorrei ricordarlo con le parole di Primo Levi, uno dei pochi sopravvissuti alle persecuzioni naziste.
Leggi SE QUESTO E' UN UOMO

21 gennaio 2010

QUESTIONE IMMIGRATI: SCHIAVI DA RACCOLTA

Proponiamo il bel reportage a firma di Ailvio Messinetti da Corigliano uscito sul Il Manifesto del 19 gennaio 2010 (a pagina 15), che ci è stato segnalato dallìamico Giovanni. .

SCHIAVI DA RACCOLTA
La piana di Sibari è terra di clementine. Le raccolgono i migranti stagionali, sono tre volte di più che a Rosarno. Sopravvivono tra 'ndrine, paghe da fame e un'amministrazione di ultra-destra
La repressione continua. A neanche dieci giorni dalla diaspora degli africani di Rosarno, un'altra brutta pagina di crudeltà e intolleranza viene scritta in Calabria, un tempo terra di accoglienza e di emigrazione, e che, ormai, ha smarrito ineluttabilmente il senso della propria storia.
Benvenuti a Corigliano, il paese delle clementine. È nella pianura di Sibari, infatti, che nasce e si sviluppa questo frutto assai simile al mandarino ma caratterizzato dall'assenza di semi. La pianta è suscettibile agli sbalzi di temperatura. E si ha una sola raccolta annuale, tra novembre e gennaio. Sembra che i primi ibridi di clementine siano stati ottenuti in Algeria agli inizi del novecento. Secondo alcune fonti l'incrocio sarebbe stato fatto casualmente, intorno al 1930, da un certo padre Clement Rodier del Convento di Missegin, nei pressi di Orano.
Sta di fatto che il legame tra questo frutto e le popolazioni del mediterraneo è rimasto intatto negli anni. Anche perché a occuparsi della raccolta sono migliaia di africani, maghrebini e subsahariani in prevalenza, che ogni inverno giungono nella piana per lavorare nei campi. La situazione è drammatica e somiglia maledettamente a quella di Rosarno. Nella sibaritide c'è infatti una concentrazione di immigrati «per tre volte superiore a quella di Rosarno e la situazione è davvero esplosiva dal momento che i migranti vivono in condizioni di estremo degrado in cui sfruttamento e lavoro nero sono le pratiche quotidiane prevalenti» avverte il presidente della Commissione regionale per l'emersione Benedetto Di Iacovo, impegnato in una ricognizione a largo raggio sul fenomeno del sommerso. Dopo i fatti di Rosarno, Di Iacovo sta mettendo a punto un apposito «Piano emersione» che si concretizzerà con la stipula di un patto per la legalità e il contrasto al sommerso con le forze sociali e istituzionali preposte. Secondo uno studio dell'Associazione Torre del Cupo, organizzazione dedita al fenomeno dei migranti che operano nella Piana di Sibari, si stima che siano oltre 12mila i migranti che vivono in queste terre a ridosso dello Ionio, la maggior parte dei quali «invisibili», cioè manodopera stagionale non censita e irregolare.
Immigrati di diversa nazionalità, schiavizzati come i migranti di Rosarno, si accampano nelle tendopoli vicino al Porto oppure in rifugi di fortuna magari ammassati in edifici fatiscenti che somigliano a topaie. A quelli più fortunati, si fa per dire, capita di essere ospitati in case di villeggiatura sfitte d'inverno, da Schiavonea a Sibari, passando per Rossano, lungo i venti chilometri di costa battuti da questi «schiavi delle clementine».
La destra locale, da pochi mesi insediatasi a capo di questo paesone di 40mila abitanti, cavalca il malessere e il vento xenofobo che soffia in Italia. A partire dalla sindachessa Pasqualina Straface, Pdl, che come già riportato dal manifesto, ha emanato il mese scorso un'ordinanza anti immigrati, tesa a impedire l'affitto di case agli stranieri e, soprattutto, a monitorare la presenza di migranti nel territorio coriglianese in quanto d'ora in poi chi vorrà spostare la residenza a Corigliano o prendere casa in affitto dovrà renderne conto al Comune. E mentre è ancora calda la ferita di Rosarno, la sindachessa non ci ha pensato due volte e domenica scorsa, nottetempo, ha sgomberato due baraccopoli. Demoliti casolari e accampamenti, là dove soggiornavano 40 immigrati. «Occorre ripristinare la legalità» ha commentato Straface. Ora in un territorio dove le 'ndrine, quella dei Forastefano su tutte, spadroneggiano, parlare di legalità da «ristabilire attraverso il pugno di ferro contro i migranti» suona un po' grottesco. In una zona dove, a detta del sociologo ed esperto di criminalità organizzata Pino Arlacchi, il mercato del lavoro è completamente in mano alle cosche e la mafia dell'Alto Ionio cosentino svolge le funzioni di ufficio di collocamento e distribuisce posti di lavoro che si trasformano in vitalizi perenni. A cui, ovviamente, si aggiunge il traffico di manodopera migrante, vessata e schiavizzata, in nero, senza contributi versati, senza pensione, né medico e per pochi soldi. E quando arriva la stagione agrumicola, che peraltro coincide con quella olivicola, il fabbisogno di manodopera aumenta in modo considerevole tanto che il numero di stagionali arriva a superare, appunto, le 12 mila unità. Metà di essi sono invisibili, non registrati: 6mila braccianti che vagano come fantasmi in questi gironi danteschi dello sfruttamento e del sommerso.
Ovunque vi siano agrumeti nella pianura calabrese, il copione è lo stesso di Rosarno. Presenza massiccia di braccia, anche femminili in questo caso, condizioni igieniche zero, dignità umana annullata, poco cibo ma tanta fatica. Sfruttati e umiliati per pochi euro al giorno a cui va aggiunto il pizzo da pagare al caporale di turno. All'alba di ogni giorno, infatti, i furgoni dei caporali fanno il giro della sibaritide per prelevare il popolo invisibile. A Schiavonea, borgo marinaro di Corigliano, nello spazio antistante la chiesa e nei pressi del Quadrato «Compagna» e a Sibari nel piazzale della stazione e nei pressi dei residence di Marina. Per poi essere scaricati nei campi dove, fino al tramonto, sono impegnati nella raccolta dei frutti simbolo dello sviluppo di queste aree.
Come a Rosarno, anche qui tutti sanno ma nessuno interviene. E nessuno vigila. Tutto scorre come se nulla fosse. Le associazioni di volontariato fanno ciò che possono in un'area dove regna sovrana l'indifferenza e la complicità omertosa. Meglio tacere allora, per non spezzare il fragile filo della convivenza civile. Che di civile non ha niente.
Benvenuti a Corigliano, il paese delle clementine, e di Gennaro «Ringhio» Gattuso, il calciatore della Nazionale, quello che vota Lega perché dice: «Non se ne può più».

Fonte: di Silvio Messinetti - Il Manifesto del 19 gennaio 2010

9 gennaio 2010

ROSARNO: SENZA DIRITTI NESSUNA PACE

In questo momento di forte tensione esprimiamo tutta la nostra indignazione per quanto sta accadendo nella Piana di Gioia. Per decenni, in Calabria, la questione migranti è stata sottovalutata e, in particolare a Rosarno, dove migliaia di persone quotidianamente vengono sfruttate ed umiliate anche se dal loro lavoro dipende lo sviluppo del settore agricolo. Le responsabilità sono da individuare a tutti i livelli politici , compreso quello regionale con Loiero in testa, che si è limitato ad interventi tampone in clima di emergenza. Quello che più ci indigna è che in queste ore molto spazio viene dato alla rivolta dei migranti per le strade di Rosarno senza una indagine approfondita circa le cause: l’ingiustizia della Bossi- Fini in primis e le condizioni disumane di vita dei migranti.
A partire da queste considerazioni la rete antirazzista di Cosenza chiede che si ponga fine a questa guerra fra poveri e si appella al buon senso dei Rosarnesi, ai quali si chiede uno sforzo di comprensione per le condizioni in cui vivono queste persone vessate da politiche razziste e xenofobe.
Siamo anche disponibili, qualora ce ne fosse bisogno, ad accogliere migranti che abbiano la necessità di spostarsi da Rosarno.
Ci si auspica che tutta la Calabria scenda in piazza per manifestare la solidarietà ai migranti e per dire basta a questa infinita ingiustizia.

Cosenza, 08/01/10.
Rete antirazzista cosentina.

IL 12 GENNAIO SI DECIDE IL DESTINO DI SIBARI?

Se Sibari acquisirà il titolo di Comune Autonomo lo sapremo, forse, già il prossimo martedì 12 gennaio quando la I Commissione Affari Istituzionali e Affari Generali si riunirà per discutere e dare il parere, speriamo favorevole, sul referendum consultivo per l’istituzione del comune di Sibari.
Se la I Commissione esprimerà parere favorevole, la decisione finale sull’indizione del referendum consultivo spetterà comunque al Consiglio Regionale.

Leggi il comunicato dell’Associazione Rinascita” per Sibari Comune

18 dicembre 2009

TANTI SI UN SOLO NO – IL 19 DICEMBRE A VILLA SAN GIOVANNI PER DIRE NO AL PONTE

Oltre 150 organizzazioni aderenti, circa 50 artisti che hanno aderito al progetto “Artisti contro il Ponte”, Enti Locali, assemblee ed iniziative in preparazione e per la mobilitazione in tutta Italia.
Si aspetta così che arrivi la giornata del 19 dicembre a Villa San Giovanni.
Nell’attesa, ecco il programma:
ore 9:00 - Piazza Valsesia, concentramento e microfono aperto alle organizzazioni aderenti, corteo lungo le vie di Villa e Cannitello.
Il percorso sarà accompagnato dalla presenza di artisti di strada e stands.
ore 14:00 - Chiesa di Porto Salvo di Cannitello, arrivo e inizio spettacoli: Un lungo pomeriggio, circa 8 ore di musica, teatro, spettacoli, proiezioni e artisti di strada per accompagnare la voce di quanti diranno “fermiamo i cantieri, lottiamo per le vere priorità”.
Gli spettacoli saranno alternati a messaggi e testimonianze delle “vere priorità”

Per info: www.retenoponte.it
Per seguire la manifestazione in diretta: www.calabria.indymedia.org

4 dicembre 2009

UN FORUM PERMANENTE PER AFFRONTARE LE EMERGENZE AMBIENTALI DELLA CALABRIA

Si terrà questa mattina alle ore 11:00 in Piazza Vittorio, 7 a Cosenza nella sede della Cgil la conferenza stampa di presentazione del “Forum regionale sull’ambiente”. Questo grande appuntamento che diverrà evento per la storia delle rivendicazione territoriali calabresi si svolgerà Domenica 6 dicembre con inizio alle ore 9:30 all'interno dell'Agroalimentare di Lamezia Terme dove comitati civici, associazioni e movimenti si incontreranno per affrontare le grandi questioni ambientali che interessano la nostra regione. Un appuntamento che segue la grande mobilitazione che è iniziata con la manifestazione del 24 ottobre ad Amantea ed è proseguita con i sit-in davanti le 5 prefetture calabresi per rivendicare maggiore attenzione sull’ambiente, sulla gestione delle risorse naturali e sulle politiche economiche ed energetiche della Calabria. In questa occasione i rappresentanti delle maggiori associazioni del movimento spiegheranno anche le prossime iniziative in programma per tenere alta l’attenzione sui tanti drammi che sta vivendo la nostra regione.

3 dicembre 2009

SIBARITIDE – FERRITI E RIFIUTI: AVVIARE LA BONIFICA DELLA PIANA DI SIBARI

Nella Sibaritide si muore di cancro molto di più che nel resto d'Italia. Le cause? Migliaia di tonnellate di ferrite di zinco stoccate illegalmente, sepolte nei terreni dalla criminalità organizzata.
Rifiuti tossici gestiti dalla criminalità, e le Istituzioni locali lo sanno. Lo sa anche lo Stato. Ma è più di un decennio che non si interviene.
BASTA MORTI. VOGLIAMO LA BONIFICA DEI SITI INQUINATI. IN FRETTA!
A tale proposito il “Comitato per la tutela dell’ambiente e della salute pubblica” ha organizzato per domani 4 dicembre alle ore 17:00 presso la Sala della Delegazione municipale di Sibari, un convegno-dibattito sul tema “FERRITI E RIFIUTI: AVVIARE LA BONIFICA DELLA PIANA DI SIBARI”.
L’incontro ha il patrocinio dell’Assessorato all’Ambiente della Provincia di Cosenza. Introdurrà i lavori Giuseppe Carrozza, membro del Comitato.
Interverranno i sindaci di Cassano Allo Ionio e di Cerchiara di Calabria, l’Avv. Gianluca Gallo e il Dott. Antonio Carlomagno, il Dott. Ferdinando Aiello, Assessore all’ambiente della Provincia di Cosenza, il Dott. Silvio Greco, Assessore all’ambiente della Regione Calabria.
Coordina i lavori l’Ing. Pasquale Dramisino, membro del comitato.
Seguirà un pubblico dibattito.

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20 novembre 2009

BASTA BUGIE! BASTA PRESE IN GIRO! AVVIO IMMEDIATO DELLE BONIFICHE E MESSA IN SICUREZZA DEI TERRITORI!

La Calabria si trova, oggi più che mai, vittima di operazioni e interventi devastanti che rischiano di compromettere definitivamente ogni equilibrio ecologico e sociale, rendendo invivibili le condizioni delle comunità calabresi.
Dal Pollino allo Stretto, la lista delle lagnanze di questa terra martoriata si fa infatti sempre più lunga, quanto tragica, e la “scoperta” delle navi a perdere è solo la punta di un enorme sommerso iceberg.
Non può certo bastare l’ennesimo tentativo di affossamento e depistaggio messo in piedi dal Governo nazionale: le oltre 30mila persone che hanno partecipato alla manifestazione del 24 ottobre ad Amantea, testimoniano come i calabresi abbiano acquisito la consapevolezza di vivere su terreni avvelenati.
Così nella vallata del Fiume Oliva, a Crotone, a Praia, nella Sibaritide come nell’Aspromontano: le nostre montagne e i nostri mari per anni hanno svolto il compito di enormi discariche per rifiuti “ingombranti”. Purtroppo il saccheggio dei territori si manifesta anche attraverso la svendita delle nostre risorse a favore degli appetiti del grande capitalismo internazionale.
Così ci ritroviamo la più importante multinazionale al mondo nella gestione dei servizi ambientali, la francese Veolia, a farla da padrona su settori vitali come la gestione di acqua e rifiuti. Così assistiamo all’ imposizione di inquinanti impianti di produzione energetica in una regione che da decenni ne esporta grandi quantità.
Scelte dissennate, incuria e avidità, sono tra le principali cause del dissesto idrogeologico che caratterizza i nostri territori: la tragedia che ha colpito il messinese poteva essere assolutamente evitata se si fosse messo davanti a tutto la sicurezza della popolazione. Le tremende alluvioni che hanno causato frane e morti e le mareggiate che hanno devastato le nostre coste lo scorso inverno, avrebbero già dovuto mettere in guardia chi di competenza: poco o nulla è stato fatto per rimediare ai tanti disastri, sicuramente niente per la messa in sicurezza.
A fronte di tutto questo, siamo costretti a subire l’ennesima provocazione: l’ annuncio della prima pietra del ponte sullo Stretto, una farsa che dura ormai da quarant’anni, che è già costata oltre 520 milioni di euro senza riuscire neanche ad arrivare all’approvazione del progetto definitivo.
Come cittadini calabresi siamo stanchi di essere umiliati da istituzioni e affaristi, di vedere la nostra terra svenduta per i loro interessi. Basta con le false promesse!
Noi vogliamo che i soldi destinati al Ponte vengano impiegati da subito per le opere di messa in sicurezza e di bonifica dei nostri territori; vogliamo che la Regione Calabria dia una segnale forte che vada in questa direzione uscendo dalla Stretto di Messina SpA; vogliamo che il Governo dia risposte concrete alle emergenze concrete!
Come associazioni ambientaliste, movimenti, comitati calabresi ci incontreremo il 6 dicembre, a Lamezia Terme, per coordinare meglio le nostre forze e risorse sparse in tutto il territorio e unificare i nostri sforzi nella difesa di questa terra.
Per rispondere alla beffa natalizia saremo il 19 dicembre a Villa San Giovanni, per dire No al Ponte sullo Stretto.
IL 23 NOVEMBRE 2009 FACCIAMO SENTIRE LA NOSTRA VOCE AL GOVERNO ED ALLE ISTITUZIONI SEMPRE PIU’ LONTANE DALLE POPOLAZIONI
SIT-IN ORE 10:00, DAVANTI LE PREFETTURE DI COSENZA, CATANZARO,CROTONE, VIBO VALENTIA, REGGIO CALABRIA.
Tanti luoghi una sola voce!

ORGANIZZATO DAL MOVIMENTO 24 OTTOBRE (Altra Lamezia / ARCI Crotone / Ass. Confronti / Ass. Paolab / Associazione Universitaria “Udu Cosenza” / Beni Comuni Cosenza / c.s.o.a. “A. Cartella” / Casa della legalità- Lamezia / CGIL Amantea / Cib Unicobas / Collettivo Universitario “P2 – Occupata / Collettivo Universitario Socio- Politico-Culturale “Filol.8 – Azioni Manifeste” / Comitato Civico Natale De Grazia / Comitato Civico Valle Oliva Terre a Perdere / Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri” / FORA di Cosenza / Forum Ambientalista / Ass. Ambientalista il “riccio” – Castrovillari/ Movimento “Terra, Aria, Acqua e Libertà” Crotone / Movimento Ambientalista del Tirreno / Progetto Universitario Unical – “Ateneo Controverso” / Rete No Ponte / Rosso Cetraro / Rua Sao Joao - Lamezia Terme / TerritoRioT)

18 novembre 2009

NASCE A SIBARI UN COMITATO PER LA TUTELA DELL’AMBIENTE E DELLA SALUTE PUBBLICA

Oltre 30mila tonnellate di rifiuti tossici provenienti dalla Pertusola Sud di Crotone sono state interrate nella Sibaritide e precisamente tra Sibari e Cerchiara. Qui giacciono da oltre 14 anni le famigerate ferriti di zinco nelle contrade Tre Ponti, Prainetta, ecc, mentre di oltre 128mila tonnellate non si conosce la destinazione finale del loro viaggio conclusosi, molto probabilmente, nei fondi delle nostre strade, nei muri delle scuole, case e ospedali, nelle nostre campagne a concimare il terreno fertile della Piana di Sibari e ad arricchire le sue falde acquifere di morte.
Nel corso di questi ultimi anni sono aumentati vertiginosamente casi di eccessi di disfunzioni ormonali e riproduttive e le patologie tumorali con esiti fatali. Il cancro colpisce soprattutto gli organi dell’apparato gastro-intestinale e dell’apparato genito-urinario, ossia quelli direttamente collegati a ciò che mangiamo e beviamo.
Il sottosuolo ha subito una ingentissima concentrazione di metalli pesanti cancerogeni e comunque tossici. Ad esempio:
secondo le analisi dell’Enea, svolte nel 1999, il piombo aveva una concentrazione pari a 31915 mg/kg mentre il suo valore tollerabile è di 100 mg/kg;
lo zinco invece aveva una concentrazione di 24000 mg/kg a fronte del suo valore tollerabile di 150 mg/kg.
Inoltre sono state analizzate alcune colture i cui frutti contenevano quantità di arsenico, zinco, piombo e altre sostanze tossiche e cancerogene a dir poco preoccupanti ed intollerabili per l’organismo umano.
Sono dunque passati 14 anni da quando i siti inquinati sono stati scoperti, ma le ferriti di zinco sono ancora li ad ammorbarci.
Eppure Sibari e il suo circondario sono stati inseriti con Crotone nella lista dei siti di interesse nazionale da bonificare e ripristinare; il Governo ha stanziato 4,5 miliardi circa di euro per procedere alla rimozione delle ferriti e alla bonifica; la Regione Calabria ha indicato il comune di Cassano Allo Ionio come capofila dei comuni di Cerchiara di Calabria e di Francavilla, assegnando il compito di indire una prima gara di appalto e individuare una ditta che proceda alla caratterizzazione dei rifiuti.
Tutto però è ancora fermo, le ferriti stanno ancora lì e i teloni che sono stati stesi sui siti per la “messa in sicurezza”, sono, a distanzi di anni, visibilmente danneggiati.
Neanche le popolazioni interessate hanno reagito con determinazione contro l’indulgente atteggiamento istituzionale di chi doveva difendere l’ambiente e tutelare la salute pubblica.
Eppure i lutti incedono incontrastati e colpiscono le famiglie della nostra comunità affette da ignavia omertosa e fatalista passività.
Alla luce di tutto questo, senza volere entrare nel merito dello scarica barile fra Ministero dell’Ambiente, comune di Cassano Allo Ionio e Regione Calabria, lasciando agli organi giudiziari il compito di individuare i responsabili e responsabilità, abbiamo costituito a Sibari un Comitato civico spontaneo che abbiamo denominato “Comitato per la tutela dell’ambiente e della salute pubblica”, composto da semplici cittadini, esponenti delle associazioni, dei partiti politici e delle istituzioni, avente come unico scopo la sensibilizzazione e la mobilitazione dell’opinione pubblica, al fine di mettere sotto pressione il Governo e gli organi istituzionali periferici, i quali devono assolutamente ripristinare il diritto di cittadinanza delle nostre comunità, procedendo immediatamente e senza tentennamenti alla rimozione delle ferriti e alla bonifica dei siti interessati.
Inoltre la Regione Calabria deve dare istantaneo mandato all’ASP di Cosenza di effettuare l’indagine epidemiologica sui casi di tumore, già prevista per Crotone, anche nella Sibaritide.
Infine il Governo deve celermente avviare la ricerca delle altre 128mila tonnellate di ferrite di zinco ancora latitanti.
Renderemo noto pubblicamente nei prossimi giorni il calendario delle iniziative in itinere invitando forze politico-sociali, le associazioni, le istituzioni e la cittadinanza tutta alla mobilitazione generale della Sibaritide e dell’Alto ionio.

Sibari, 17 novembre 2009
Comitato per la tutela dell’ambiente e della salute pubblica

(Comunicato stampa)

6 novembre 2009

NAVI DEI VELENI: IL COMITATO DE GRAZIA INTERROGA LA PRESTIGIACOMO

Tutte le associazioni organizzatrici della manifestazione di Amantea dello scorso 24 ottobre, chiedono al Ministero dell’Ambiente che siano fornite le risultanze documentali delle prospezioni marine e delle analisi di laboratorio effettuate sui campioni prelevati dalla nave “Mare Oceano” che ha operato al largo di Cetraro per individuare l’eventuale presenza della nave carica di rifiuti radioattivi come rivelato dal pentito Fonti.
In attesa di poter valutare direttamente, mediante tecnici di fiducia e di analisi comparate, chiedono di fugare tutti i dubbi e le perplessità addensatisi su una vicenda piena di contraddizioni. E per questo pongono al Ministro Prestigiacomo le seguenti domande:
1 - Come è possibile che una persona non del luogo, come Francesco Fonti, fosse a conoscenza della presenza di un relitto nei fondali di Cetraro esattamente nel sito dove è stato trovato?
2 - Perché questo relitto, se conosciuto dalla Marina Militare e dalle Capitanerie di Porto, non è stato segnalato a tempo debito al Procuratore Giordano titolare dell’inchiesta?
3 - Perché esistono differenze sostanziali tra le caratteristiche del relitto di Cetraro e del piroscafo Catania? Quest’ultimo, secondo i dati dei costruttori, era lungo 95,8 metri mentre la lunghezza ufficiale del relitto, comunicata dal Governo, è pari a 103 metri. I dati differenti del piroscafo Catania sono ben noti e riportati nel registro navale della World Ship Society e pubblicati dal sito specializzato Miramar Ship Index. Gli stessi identici dati sono pubblicati anche sul sito specializzato nella storia degli U-boat (www.uboat.net).
4 - Perché dai registri navali risulta che il piroscafo Catania venne affondato almeno a 3,2 miglia di distanza dal punto dove la “Mare Oceano” stava effettuando le verifiche. Un punto più a largo di circa cinque chilometri, non qualche centinaio di metri.
5 - Come mai le foto e le riprese video effettuate dal Rov della Nave Oceano sembrerebbero diverse da quelle realizzate dal Rov dell’Arpacal?
6 - Perché non è stato ancora reso pubblico l’intero filmato georeferenziato realizzato dal Rov della Mare Oceano?
7 - Perché il Ministro, prima ancora che il Rov della Geolab si immergesse nelle acque, ha comunicato che il relitto di Cetraro non poteva essere quello del Cunsky?
8 - Che fine hanno fatto i fusti o maniche a vento ripresi dal Rov inviato dalla Regione Calabria e perché non sono stati recuperati e portati in superficie a prova della asserita verità?
9 - Perché la ministra Prestigiacomo ha subito detto che il “caso è chiuso” senza neanche accertarsi del carico della nave?
10 - Perché sono stati comunicati solo i dati delle analisi sulla radioattività effettuate a 300 metri di profondità nonostante il relitto si trovi ad oltre 480 metri? Questa differenza incide notevolmente visto che le radiazioni gamma hanno una schermatura diversa a seconda della profondità. Ad esempio 170 metri generano un livello di schermatura pari ad un fattore 3*E126. Quindi anche in presenza di numerosi noccioli di reattori nucleari la contaminazione radioattiva non sarebbe facilmente rilevabile.
11 - Perché, nonostante la richiesta ufficiale da parte della Regione Calabria, non è stato comunicato il protocollo scientifico adottato per compiere le analisi sul relitto, sui fondali e nelle acque circostanti?
12 - Perché non sono state condotte, in via preliminare, le dovute indagini sulla catena alimentare della fauna ittica e sui sedimenti dei fondali onde rilevare la presenza di eventuali radionuclidi e/o agenti contaminanti di diversa natura? Questo allo scopo di tranquillizzare la popolazione in caso di eventuale riscontro negativo o viceversa proclamare lo stato di emergenza onde ricorrere agli indennizzi in caso di riscontro positivo (alla luce di indagini pregresse che già paventarono tale possibilità)?
13 - Perché per la vicenda del relitto di Cetraro è stato adottato un metodo differente da quello utilizzato per le indagini sul materiale contaminato rinvenuto nella vallata dell’Oliva dove le analisi sui campioni prelevati saranno condotte da quattro laboratori differenti mentre sulla Nave Oceano non è stato permesso l’ingresso, se non per poche ore, ai ricercatori dell’Arpacal?
14 - Perché tanta fretta nel chiudere le indagini e nel mandare via la Nave Oceano mentre , vista la presenza in loco dell’imbarcazione, si sarebbe potuto continuare a scandagliare tutto il mare circostante Cetraro?
15 - Perché la Capitaneria di Porto di Cetraro nel 2007 emise l’ordinanza di divieto di pesca a poche centinaia di metri dal luogo indicato da Fonti , subito dopo le analisi effettuate dall’Arpacal che indicavano la presenza allarmante di metalli pesanti quali l’arsenico, il cobalto ed il cromo sul pescato? E perché quell’ordinanza venne ritirata un anno dopo? Sarebbe utile comunicare i risultati di quelle analisi.
16 - Perché non sono stati applicati anche a Cetraro i recenti provvedimenti legislativi (L. 123/2008 e L. 210/2008) che classificano come siti strategici di interesse nazionale le aree in cui vengono smaltiti o individuati rifiuti tossici e/o nocivi?
Chiediamo alla Ministro Prestigiacomo se è a conoscenza dei filmati effettuati nel 2005 - 2006 per conto della Procura di Paola della società Nautilus e chiediamo cosa questi hanno filmato e di rendere pubblici tali filmati.
17 - Perché ad esprimersi sui risultati dei riscontri effettuati dalla nave Oceano sono stati la ministra Prestigiacomo ed il procuratore generale della DNA Pietro Grasso e non il titolare delle indagini?

Le associazioni, i comitati e i movimenti organizzatori della manifestazione del 24 ottobre ad Amantea:
Comitato Civico Natale De Grazia / Movimento Ambientalista del Tirreno /Forum Ambientalista / Beni Comuni Cosenza / Rosso Cetraro / WWF Amantea-Belmonte C./ Associazione Paolab/ Associazione Confronti / Comitato Civico Valle Oliva Terre a Perdere / CGIL Amantea / Cib Unicobas / Ammazzateci Tutti movimento antimafia

5 novembre 2009

VOGLIAMO LA BONIFICA DEI SITI INQUINATI DA FERRITE DI ZINCO. IN FRETTA!

È una strage. Nella Sibaritide, in un pezzo della provincia di Cosenza compreso tra Sibari a Cerchiara, si muore di cancro molto di più che nel resto d'Italia, anzi molto più che nel resto d'Europa.
Le cause? Migliaia di tonnellate di ferrite di zinco stoccate illegalmente, sepolte nei terreni dalla criminalità organizzata.
È un’emergenza: quasi ogni famiglia ha perso almeno un componente colpito da tumore. E non c'è dubbio che dietro quelle morti ci siano quei rifiuti tossici.
Rifiuti tossici gestiti dalla criminalità, e le Istituzioni locali lo sanno. Lo sa anche lo Stato. Ma è più di un decennio che non si interviene.
BASTA MORTI. VOGLIAMO LA BONIFICA DEI SITI INQUINATI DA FERRITE DI ZINCO. IN FRETTA!



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