È una brutta storia di cui ancora sappiamo poco o niente. Di poche ore fa la notizia (…e nessuno ne parla o quantomeno ne parla con informazioni complete!) del ritrovamento al largo di Vibo Valentia di un relitto che potrebbe essere quello della nave Mikigan. Lo afferma Legambiente sulla base della cartina della ODM (Oceanic Disposal Management Inc.), la società creata dall’imprenditore Giorgio Comerio che si occupava dell’affondamento programmato di scorie radioattive nei fondali marini.
Il relitto avvistato potrebbe essere, infatti, quello della nave affondata il 31 ottobre 1986 nel mar Tirreno calabrese con il suo carico misterioso, sicuramente protetto da granulato di marmo, materiale utilizzato per schermare materiali altamente radioattivi, dopo essere partita dal porto di Massa Carrara.
Se desideri segnalare notizie, argomenti e/o iniziative, inviare critiche e quanto altro ritieni utile far conoscere a noi e agli amici del blog, contattaci
15 ottobre 2009
14 ottobre 2009
SABATO 24 OTTOBRE MANIFESTAZIONE NAZIONALE AD AMANTEA (CS)
SABATO 24 OTTOBRE
MANIFESTAZIONE NAZIONALE AD AMANTEA (CS)
Raduno dalle ore 9,00 sul Piazzale Eroi del Mare sul lungomare “Natale De Grazia” di Amantea
CONCERTO ANTISCORIE.
Artisti calabresi e non solo sosterranno la Manifestazione per chiedere la bonifica dei siti inquinati e il recupero delle "Navi dei Veleni", esibendosi gratuitamente ad Amantea in Piazza Cappuccini dalle ore 15.00 in poi dopo il corteo e gli interventi delle Associazioni.
Partecipano: Kalamu, Danilo Montenegro, Dedalus, Marasà, Ulderigo Pesce, Cataldo Perri, Operai della Fiat 1100, Salimora, Bove & Limardi (Zelig).
Per adesioni ed informazioni:
- CAMERA DEL LAVORO CGIL AMANTEA Tel. Fax: 0982.424788 Tel.: 0982.427954
- scrivere a manifestazione@comitatodegrazia.org
- www.comitatodegrazia.org
- www.difendiamolacalabria.org
13 ottobre 2009
NO AL RAZZISMO: MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA IL 17 OTTOBRE 2009
N O A L R A Z Z I S M O
MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA IL 17 OTTOBRE 2009
Organizza: ACLI - ASS. BAOBAB - ASS. LA KASBAH - AUSER CASSANO - CARITAS MIGRANTES - CASA DEI DIRITTI SOCIALI - CGIL COSENZA - CIDIS ONLUS – COESSENZA - COLLETTIVO L'EVASIONE - MO.C.I. - RADIO CIROMA
Info e prenotazioni bus: 334.3051746 - 0984.76339 - ass.lakasbah@libero.it - 0984.6871 CGIL
PARTENZA ORE 6.00 CAPANNONI VIALE PARCO
Sibari Sos
10 ottobre 2009
UNA CALABRIA TERRA DI NESSUNO
Per i lettori del blog, pubblico una nota girataci dal professore Piero Greco, Presidente dell’A.S. GRUPPO SUBACQUEO PAOLANO.
Una storia che era stata spesso mormorata, ma mai scritta. Si trattava di questo: un cittadino di Soverato, Fausto Squillacioti, sentito informalmente dal procuratore Porcelli, gli aveva raccontato un episodio terribile. Insieme a suo cugino Augusto, 5 anni prima, se n’era andato a pesca davanti a Calaluna di Montauro; avevano tirato le reti e si erano trovati davanti una palla di fango. L’avevano ributtata in mare, ma appena l’avevano toccata avevano sentito un forte bruciore alle mani, gli occhi avevano preso a lacrimare e avevano avvertito un forte prurito. Chissà che cos’era quella palla di fango... Poi era successo che Augusto si era ammalato di leucemia mieloide ed era morto. Anche Fausto contrasse la stessa malattia, curata con un trapianto di midollo. Il procuratore Porcelli raccolse poi un’altra testimonianza, quella dell’ingegnere Salvatore Colosimo. Questi, nel 1993, aveva visto sulla spiaggia di Copanello dei fusti gialli buttati a riva del mare. Poi erano arrivati due grandi battelli di cui l’ingegnere aveva visto i nomi - Isola Gialla e Corona - da cui erano scesi alcuni uomini che avevano portato via i fusti spiaggiati: fu un’operazione professionale, condotta da tecnici che indossavano tute bianche. I battelli appartenevano alla «Castalia», una ditta dell’Iri che si occupa dello smaltimento dei rifiuti nucleari.
I fatti - se fatti erano e non il frutto di esagerazione o malignità - portavano a questa conclusione: i fusti finiti sulla spiaggia e quella palla di fango che bruciava appartenevano a un’unica catena di eventi: una nave che li trasportava aveva fatto naufragio, un fusto almeno si era rotto liberando nel mare il suo contenuto, la palla di fango che dava bruciore e prurito; gli altri fusti erano arrivati a riva ed erano stati portati via da tecnici specializzati in rifiuti radioattivi. E infine, ci doveva essere qualcosa di veramente grave se ben otto procuratori (quelli di Catanzaro, matera, Locri, Palmi, Reggio Calabria, Napoli, Crotone, Vibo Valentia) avevano deciso di coordinare il lavoro sul traffico illegale di rifiuti radioattivi nel Sud Italia e se indagavano sugli strani naufragi di ben ventitré navi nelle acque dello Ionio e del Basso Tirreno. La storia dei rifiuti, per quanto mi è stato possibile ricostruirla, in Calabria si svolge tra terra e mare. In terra la Calabria ospita, a pagamento, tonnellate di rifiuti tossici che il Nord opulento produce. In mare sono state fatte affondare navi che, forse, portavano plutonio e uranio. In terra, governano il trasporto delle schifezze mafiosi locali e affaristi di ogni genere. In mare, invece, è un affare di Stato. O meglio, di Stati. Tra terra e mare sono logge massoniche (deviate; naturalmente) a fare da cerniera ai traffici. Sia in terra che in mare i guadagni sono altissimi, tali da rendere il traffico di droga una quisquilia.
La situazione dei rifiuti in Calabria è abbastanza chiara, perlomeno di quelli che arrivano via terra. Qui si scaricano, quasi sempre al di fuori della legge, i rifiuti che il Nord Italia non sa più dove mettere o che trova imbarazzanti. Normalissimi Tir, scendono lungo l’Autostrada del Sole, versano e risalgono. Legambiente, l’organizzazione ecologista che più si è occupata del problema, ha censito 360 discariche abusive. C’è di tutto: cave di ghiaia riempite, grotte, anfratti nella montagna zeppi di pile, pezzi di eternit, solventi, vernici, medicinali scaduti, lastre radiologiche, scarti di sala operatoria, liquami di fabbrica. A Santa Domenica di Talao, in provincia di Cosenza, per esempio, si è scoperto in una fornace il deposito di tutti i rifiuti delle Usl delle Marche. Poi ci sono i rifiuti radioattivi, sempre trasportati da Tir, che salgono in colonna le strade per l’Aspromonte. Qui la provenienza è più vasta: Nord Europa. Fusti che contengono chissà cosa, abbandonati in montagna, malamente nascosti oppure anche depositati vicino a casolari, in mezzo alle pecore. E infine ci sono i centri gestiti dallo Stato, per esempio quello Enea di Rotondella, provincia di Matera, dove in una piscina all’aperto giacciono barre di plutonio inglesi e americane che fanno di questo luogo la nostra piccola Cernobyl.
Notizie di quotidiani a tiratura nazionale,a presto speriamo con notizie migliori, Piero.
Una storia che era stata spesso mormorata, ma mai scritta. Si trattava di questo: un cittadino di Soverato, Fausto Squillacioti, sentito informalmente dal procuratore Porcelli, gli aveva raccontato un episodio terribile. Insieme a suo cugino Augusto, 5 anni prima, se n’era andato a pesca davanti a Calaluna di Montauro; avevano tirato le reti e si erano trovati davanti una palla di fango. L’avevano ributtata in mare, ma appena l’avevano toccata avevano sentito un forte bruciore alle mani, gli occhi avevano preso a lacrimare e avevano avvertito un forte prurito. Chissà che cos’era quella palla di fango... Poi era successo che Augusto si era ammalato di leucemia mieloide ed era morto. Anche Fausto contrasse la stessa malattia, curata con un trapianto di midollo. Il procuratore Porcelli raccolse poi un’altra testimonianza, quella dell’ingegnere Salvatore Colosimo. Questi, nel 1993, aveva visto sulla spiaggia di Copanello dei fusti gialli buttati a riva del mare. Poi erano arrivati due grandi battelli di cui l’ingegnere aveva visto i nomi - Isola Gialla e Corona - da cui erano scesi alcuni uomini che avevano portato via i fusti spiaggiati: fu un’operazione professionale, condotta da tecnici che indossavano tute bianche. I battelli appartenevano alla «Castalia», una ditta dell’Iri che si occupa dello smaltimento dei rifiuti nucleari.
I fatti - se fatti erano e non il frutto di esagerazione o malignità - portavano a questa conclusione: i fusti finiti sulla spiaggia e quella palla di fango che bruciava appartenevano a un’unica catena di eventi: una nave che li trasportava aveva fatto naufragio, un fusto almeno si era rotto liberando nel mare il suo contenuto, la palla di fango che dava bruciore e prurito; gli altri fusti erano arrivati a riva ed erano stati portati via da tecnici specializzati in rifiuti radioattivi. E infine, ci doveva essere qualcosa di veramente grave se ben otto procuratori (quelli di Catanzaro, matera, Locri, Palmi, Reggio Calabria, Napoli, Crotone, Vibo Valentia) avevano deciso di coordinare il lavoro sul traffico illegale di rifiuti radioattivi nel Sud Italia e se indagavano sugli strani naufragi di ben ventitré navi nelle acque dello Ionio e del Basso Tirreno. La storia dei rifiuti, per quanto mi è stato possibile ricostruirla, in Calabria si svolge tra terra e mare. In terra la Calabria ospita, a pagamento, tonnellate di rifiuti tossici che il Nord opulento produce. In mare sono state fatte affondare navi che, forse, portavano plutonio e uranio. In terra, governano il trasporto delle schifezze mafiosi locali e affaristi di ogni genere. In mare, invece, è un affare di Stato. O meglio, di Stati. Tra terra e mare sono logge massoniche (deviate; naturalmente) a fare da cerniera ai traffici. Sia in terra che in mare i guadagni sono altissimi, tali da rendere il traffico di droga una quisquilia.
La situazione dei rifiuti in Calabria è abbastanza chiara, perlomeno di quelli che arrivano via terra. Qui si scaricano, quasi sempre al di fuori della legge, i rifiuti che il Nord Italia non sa più dove mettere o che trova imbarazzanti. Normalissimi Tir, scendono lungo l’Autostrada del Sole, versano e risalgono. Legambiente, l’organizzazione ecologista che più si è occupata del problema, ha censito 360 discariche abusive. C’è di tutto: cave di ghiaia riempite, grotte, anfratti nella montagna zeppi di pile, pezzi di eternit, solventi, vernici, medicinali scaduti, lastre radiologiche, scarti di sala operatoria, liquami di fabbrica. A Santa Domenica di Talao, in provincia di Cosenza, per esempio, si è scoperto in una fornace il deposito di tutti i rifiuti delle Usl delle Marche. Poi ci sono i rifiuti radioattivi, sempre trasportati da Tir, che salgono in colonna le strade per l’Aspromonte. Qui la provenienza è più vasta: Nord Europa. Fusti che contengono chissà cosa, abbandonati in montagna, malamente nascosti oppure anche depositati vicino a casolari, in mezzo alle pecore. E infine ci sono i centri gestiti dallo Stato, per esempio quello Enea di Rotondella, provincia di Matera, dove in una piscina all’aperto giacciono barre di plutonio inglesi e americane che fanno di questo luogo la nostra piccola Cernobyl.
Notizie di quotidiani a tiratura nazionale,a presto speriamo con notizie migliori, Piero.
5 ottobre 2009
DISASTRO AMBIENTALE IN ATTO
Venerdì 9 ottobre 2009 dalle ore 10:00 nell’Aula Magna della Facoltà di Architettura di Reggio Calabria
Incontro con:
Francesco Cirillo - giornalista
Giuseppe Baldessarro - giornalista
Nuccio Barillà - Legambiente
Maurizio Marzolla - Aspromonte Liberamente
Dagli anni ‘90, tra inerzie e difficoltà di ogni genere ci sono persone che stanno denunciando un fenomeno terribile: le nostre coste, le nostre montagne e i nostri fiumi sono utilizzati come discarica per rifiuti speciali, tossici e radioattivi.
Per anni queste informazioni sono state tenute nel silenzio, boicottate e chi le diffondeva ridicolizzato. C’è voluta l’ammissione di un pentito affinché questa spaventosa verità saltasse sulle prime pagine della cronaca nazionale. Ora non dobbiamo permettere che tutto cada in quel silenzio, ora è il momento che la gente sappia cosa è accaduto e cosa sta accadendo, riguarda i calabresi e riguarda tutta l’Europa e il Mediterraneo. L’informazione deve circolare!
Come collettivo universitario crediamo che un luogo come l’Ateneo di Reggio Calabria possa e debba essere il luogo in cui la libera informazione possa ancora esistere: il sapere e la cultura passano anche attraverso la comprensione delle problematiche ambientali e il rispetto di un bene insostituibile quale è il territorio.
Dall’unione tra l’esigenza di essere informati e la libertà di informare, è nata una collaborazione con i soggetti che da anni denunciano questo disastro ambientale doloso: un danno incalcolabile per l’ambiente, per il territorio, ma soprattutto per le persone.
Venerdì 9 ottobre 2009 dalle ore 10:00 nell’Aula Magna della Facoltà di Architettura di Reggio Calabria
Incontro con: Francesco Cirillo, giornalista - Giuseppe Baldessarro, giornalista - Nuccio Barillà, Legambiente - Maurizio Marzolla, Aspromonte Liberamente.
Un momento importante di denuncia nei confronti di chi si arricchisce sulla pelle delle persone.
collettivounirc@libero.it
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