
Secondo gli esperti dell’azienda, si potranno ricavare circa 400 litri di bioetanolo da ogni tonnellata di spazzatura biodegradabile asciutta. Il nuovo procedimento tecnologico consiste sostanzialmente in tre fasi: si cuoce la spazzatura ad altissima temperatura fino a ridurla allo stato gassoso e si danno poi i gas in pasto a speciali batteri naturali che se ne servono come materia prima per generare bioetanolo grezzo. Si purifica il bioetanolo ed è fatta.
L’azienda innovatrice pensa di poter incominciare la produzione su scala industriale verso la fine del 2010.
L’annuncio ha avuto un’immediata e vasta eco e si capisce: si risolverebbe il grosso problema di smaltimento della spazzatura (…non si sa più dove metterla e le discariche sono stracolme…) e per gli automobilisti, che oggi pagano la benzina sempre più cara, si prospettano grossi vantaggi economici.
La novità più grossa sta nel fatto che a differenza degli altri biocarburanti, realizzati partendo da prodotti agricoli sottratti alla produzione alimentare e con un impatto negativo sull’ambiente, non ci sarà più da dover scegliere tra cibo e combustibile. Il bioetanolo dovrà essere miscelato con la super o con il diesel non essendoci in Europa e Nord America un parco macchine con motori in grado di essere alimentati esclusivamente con quella sostanza e il suo impiego anche parziale basterà e avanzerà per ridurre di ben il 90% i nocivi gas “effetto serra” emessi dalle normali auto a benzina.
Il nuovo procedimento tecnologico di riciclaggio della spazzatura, sviluppato negli Usa a partire dal 1989 e già testato con un esperimento pilota negli ultimi cinque anni, punta a ridurre di circa il 10% il fabbisogno di benzina in Europa e Nord America.
Fonte: www.galenosalute.wordpress.com